99% Comuni Marche fra frane e dissesti

IL BORGHIGIANO FABRIANO © IL BLOG – FONTE ANSA MARCHE –  – Il 99% dei comuni delle Marche è interessato da dissesti, con il 19% (1.600 kmq) di territorio a rischio idrogeologico (42.522 le frane censite), 190 kmq a rischio esondazione e 6 kmq a rischio valanghe. E’ l’allarme lanciato oggi in un incontro stampa ad Ancona dall’Ordine dei geologi delle Marche, che denuncia come a fronte di questa situazione manchino geologi negli uffici dell’Ex Genio civile e in generale nelle sedi preposte alla valutazione e alla verifica di progetti riguardanti la messa in sicurezza del territorio. “Dal 2011 ad oggi si contano danni al territorio pari a 800 milioni di euro – ha ricordato il presidente dell’Ordine, Andrea Pignocchi -, mentre si stima che ogni euro speso in prevenzione ne faccia risparmiare 100 per riparare i danni”.

Il dissesto che ha prodotto negli ultimi 50 anni 19 morti (gli ultimi tre nell’alluvione di Senigallia l’anno scorso), interessa anche i 180 km di costa, di cui 98 ormai trasformati ad usi urbani e infrastrutturali, con un’erosione continua ai danni dei litorali e delle attività economiche. Gli interventi effettuati sui versanti e lungo i corsi d’acqua hanno diminuito drasticamente il trasporto solido verso mare di tutti i fiumi, con un arretramento medio della riva di linea in prossimità delle foci di 50 metri. La realizzazione di opere di difesa costiera, attuate senza un’adeguata pianificazione generale ha inoltre favorito il recupero di parti di spiaggia, ma accentuato l’erosione nelle aree contigue. “Occorre passare da una cultura dell’emergenza ad una della prevenzione – ha ammonito Pignocchi – con una manutenzione del territorio continua, diffusa e mirata che coinvolga l’azione dei geologi”.

Il primo passo è una cartografia adeguata, aggiornata e sistematizzata in una banca dati accessibile a tutti. “Inutile avere mille carte di Comuni, Province e Regioni nascoste negli scaffali che non servono a nessuno. Serve una cartografia adeguata alla pianificazione, a partire dalla revisione dei Piani delle attività estrattive, fino alla microzonazione sismica di tutti i comuni delle Marche, alla verifica delle opere fatte dall’uomo sui corsi d’acqua, a quelle di consolidamento dei versanti e di monitoraggio dei dissesti messi in atto dai vari enti”. ”Solo dopo – ha continuato – si potrà passare alla manutenzione e messa in sicurezza del territorio con accordi di programma o l’istituzione di tavoli permanenti con gli enti”.

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