Accattoni, linea dura del Comune: «L’obiettivo è scoperchiare il racket»

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FABRIANO Paglialunga: «Indagini approfondite, la multa non serve a niente». «IL VIA LIBERA alla tecnologia per stanare gli accattoni molesti ci sarà come pure una sorta di censimento per conoscere ancor meglio luoghi e orari di azione, ma va detto chiaramente che questi accorgimenti non possono essere la panacea di tutti i mali. Anche se le telecamere di un operatore delle forze dell’ordine o di un nuovo impianto di videosorveglianza che magari verrà installato in un punto strategico, scoprissero qualche soggetto troppo insistente e invasivo, la sanzione potrà essere sempre e solo amministrativa, ovvero una multa, e non una violazione da codice penale che possa giustificare provvedimenti di allontanamento dalla città». L’assessore Mario Paglialunga mai come in questi giorni è al centro dell’attenzione mediatica non solo cittadina dopo l’annuncio della linea dura nei confronti degli eccessi dei mendicanti e decide di tirare dritto sebbene sappia come il fenomeno difficilmente potrà essere debellato. «Parliamoci chiaro: qualora dovessimo sorprendere, pure con l’ausilio dei video, uno, due, cinque o dieci accattoni aggressivi, non si potrà andare oltre l’ammenda in denaro. La stessa in media attorno ai 700 euro che è stata comminata in passato in decine di casi in città e che, peraltro, non viene mai pagata. In Italia non è previsto che chi non onora un’ammenda in denaro sia perseguibile penalmente. L’unico caso per cui può scattare un provvedimento penale è quello di qualche ritorsione, tipo la macchina rigata ad un soggetto che si rifiuta di ricompensare in denaro il parcheggiatore abusivo, ma, per quanto accaduti anche in città, sono casi davvero isolati». ECCO ALLORA che l’assessore ieri mattina a lungo in summit con gli operatori della polizia municipale capitanati dal comandante Cataldo Strippoli vuole spingersi oltre e andare a fondo per capire, una volta per tutte, se esiste una vera organizzazione e come cercare di sgominarla. «E’ fondamentale sapere nel dettaglio in quale modo si organizzano queste persone: eccola la sfida principale. Davvero si può pensare che siamo di fronte a decine e decine di mendicanti senza alcuna correlazione l’un altro? Oppure esiste una sorta di racket con trasferte di gruppo che scaricano queste persone nella nostra e in altre città, con a capo soggetti dalla mentalità perfino imprenditoriale in grado di assegnare compiti precisi a ciascun operatore del gruppo? Ripeto, noi faremo al meglio la nostra parte, ma mai come per questo caso è fondamentale fare rete con le realtà limitrofe e studiare tutti insieme azioni comuni per rendere le nostre città più sicure in determinati luoghi pubblici».

Fonte Il Resto del Carlino -Alessandro Di Marco-

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