Addio al re dei colori, è morto lo stilista Ottavio Missoni


Milano, 9 mag. (Adnkronos/Ign) – Addio al re dei colori. E’ morto all’età di 92 anni lo stilista Ottavio Missoni. Ne ha dato notizia la famiglia. L’imprenditore si è spento nella sua casa di Sumirago, in provincia di Varese, lì dove si trova anche la sede della casa di moda da lui fondata negli anni ’60 insieme alla moglie Rosita. Missoni era stato ricoverato qualche giorno fa all’ospedale Circolo di Varese a causa di uno scompenso cardiaco e di un’insufficienza respiratoria. ma poi era stato dimesso. Grande patriarca della moda italiana, era stato messo a dura prova dal dolore per il figlio Vittorio, scomparso il 4 gennaio a Los Roques, in Venezuela, mentre stava viaggiando su un aereo da turismo con la compagna e una coppia di amici. Non solo stilista e imprenditore, Missoni era un grande appassionato di atletica tanto che alle Olimpiadi di Londra del 1948 fu in pista nella finale dei 400 metri ad ostacoli. Proprio alla sua passione sportiva rende omaggio il presidente della Federazione italiana di atletica leggera, Alfio Giomi. “Perdiamo un personaggio unico e irripetibile. Aveva la capacità di essere giovane sempre – afferma Giomi – Il primo ricordo che mi viene in mente è una foto del 1999 con tre grandi campioni dei 400 ostacoli: Fabrizio Mori, divenuto campione del mondo da poco, Salvatore Morale, bronzo olimpico a Tokyo 1964 e Ottavio Missoni, finalista olimpico a Londra nel 1948. Tre grandissimi di tre epoche diverse. Di lui ricorderò il suo grande carattere, una tempra tipica della gente delle sue zone (Missoni era nato in Dalmazia), che lo aiutò da atleta e poi nella sua carriera di stilista e imprenditore”. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ricorda il ”gentiluomo” dal ”bellissimo sorriso e una spiccata ironia”. ”Mi piace pensare a Missoni parafrasando una canzone di Mina, ‘colori, colori, colori’. L’arcobaleno che usciva dalle sue creazioni ci hanno regalato l’immagine di un uomo allegro che ha saputo portare la ‘sua’ moda a livelli mondiali. Le maglie e gli abiti che ha creato gli hanno donato l’eternità”. Per il critico d’arte Philippe Daverio “era la sommatoria di una serie di percorsi umani bizzarri, un atleta e poi uno stilista, portatore di un gusto dell’avanguardia, di un incrocio triestino fra decorativismo tipico del mondo viennese, razionalismo e passione per la natura. Queste cose, mescolate, davano radice al suo gusto assolutamente innovativo nel mondo cromatico. In lui era ancora viva una traccia di voglia futurista”. Nell’ambito della creatività non conformista ”lui era un grande e nel suo non conformismo vi erano elementi sia italiani sia mitteleuropei; un cocktail abbastanza raro che lo ha reso subito internazionale”, aggiunge Daverio che sottolinea infine il ‘peso’ del suo essere uno sportivo praticante: “Il gusto del morbido che c’era in lui, e che poi ha contaminato molti altri, gli veniva proprio dalla cultura sportiva, l’opposto del doppio petto”.

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