Afghanistan, un altro italiano ucciso.

Fonte IL RESTO DEL CARLINO
Fonte IL RESTO DEL CARLINO

I talebani rivendicano la bomba contro il convoglio dei nostri militari.

Bruno Ruggiero
ROMA
STAVOLTA la morte non è arrivata con una mina artigianale o un razzo scagliato da lontano. Il capitano dei bersaglieri Giuseppe La Rosa, 31 anni, siciliano, impegnato con le penne nere della Brigata Sassari nella missione multinazionale Isaf in Afghanistan, è stato ucciso da una bomba a mano lanciata nel suo blindato «Lince» da un attentatore. Forse un giovanissimo, fuggito tra la folla del mercato. È il caduto numero 53 con la divisa italiana dal 2004. Altri due militari, in forza all’82° Reggimento Fanteria ‘Torino’ e all’8° Reggimento Bersaglieri di Caserta, sono rimasti feriti, ma non in modo grave.
Secondo i talebani che hanno rivendicato l’attacco nella zona sud-occidentale di Farah, a compiere l’azione è stato «un coraggioso, eroico ragazzino afgano di 11 anni». Anche se un esponente dell’amministrazione locale ha citato testimoni che hanno detto di aver visto un adulto avvicinarsi al mezzo militare e scagliare la granata. E lo Stato Maggiore della Difesa, nel confermare la prima ricostruzione dell’attentato, parla genericamente di «un elemento ostile».
Se fosse accertato che ad approfittare della sua maggiore libertà di movimento per colpire «i crociati della Nato» è stato un ragazzino, sarebbe la prima volta che questa tecnica di combattimento viene usata contro i militari italiani in Afghanistan. Intanto le forze poltiche, in Italia, si interrogano sulla missione e sui tempi di uscita. Il premier Enrico Letta: «Lasceremo il paese nei tempi stabiliti, cioè nel 2014. Intanto bisogna fare il massimo per la sicurezza dei soldati». E il ministro della Difesa, Mario Mauro, ricorda La Rosa: «È un eroe perché si è frapposto, contenendo le schegge della granata e proteggendo i commilitoni». Ma non avvalora l’ipotesi che l’attentatore possa essere stato un bambino: «Non ci sono riscontri».

L’ATTACCO è avvenuto in mattinata, nell’area più a rischio del settore affidato al controllo dei militari italiani. L’obiettivo dell’attentatore era «il primo dei tre mezzi del dispositivo della Tsu south (Transition Support Unit) sui quali viaggiavano i militari di ritorno da un’attività congiunta con i soldati afgani», ha spiegato il portavoce del Comando italiano. «Il mezzo, presumibilmente rallentato dal traffico nei pressi di un incrocio — ha aggiunto — , dopo l’esplosione rientrava autonomamente alla base di Farah: i feriti, subito soccorsi e trasferiti all’ospedale locale, non versano in pericolo di vita».
I familiari del capitano La Rosa sono chiusi nel loro immenso dolore nella casa di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. Assistiti al momento da psicologi dell’esercito, non vogliono rilasciare dichiarazioni. Si definiva «pigro», sul suo profilo Facebook, Giuseppe La Rosa. Eppure non era un amante dell’ozio: aveva anche trovato il tempo per laurearsi. E aveva già partecipato ad altre missioni militari all’estero: in Afghanistan era la sua seconda volta. L’ultima.

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