Albano Carrisi insignito del Sigillo di Ateneo dell’Università di Urbino

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IL BORGHIGIANO FABRIANO IL BLOG DELLE MARCHE – Albano Carrisi ha ricevuto il Sigillo dell’Ateneo di Urbino.  Un prestigioso riconoscimento che si aggiunge ai motlissimi allori del cantante pugliese. “Non mi sarei mai immaginato – diceva – una mattinata così aulica, tutto avrei pensato meno di trovarmi in questa prestigiosa Università”. Il Sigillo, massima onorificenza d’Ateneo, va ad un uomo di spettacolo che ha legato le sette note “all’impegno con il quale il celebre idolo della melodia italiana sta portando avanti con gli incarichi di ‘ambassador’ delle Nazioni Unite contro la droga, incarico assegnatogli dal segretario Kofi Annan, e di ‘ambassador’ di buona volontà da parte dell’Organizzazione, sempre delle Nazioni Unite, per l’alimentazione e l’agricoltura”.

Numerosissime le istituzioni militari e culturali che hanno voluto accoglierlo nell’Aula Magna del Rettorato. “Non è la prima volta che plano ad Urbino. Nel 1970 – ha esordito – gli universitari di questa splendida città mi sequestrarono. Dovevo essere loro complice nella lotta sessantottina. Non c’è due senza tre: attendo un altro ennesimo rapimento”.

Dal pubblico sale l’invito ad un concerto da tenersi “gratuitamente” presso il locale teatro Sanzio. “Non vedo l’ora che questo avvenga”, ha risposto. Il “cantore della vita”, così si definisce l’artista, non dimentica il passato: “Mi piace guardare al futuro anche se, alle spalle, non dimentico quello che è stato e che mi ha arricchito di gioie immense. Mio padre è stato il primo fabbro, una cassaforte di insegnamenti trasferenti umiltà e responsabilità. A Milano, ho lasciato a Lecce gli studi dopo il secondo anno di scuole magistrali, ho imparato a vivere.

“Ricordo quando scrivevo testi a scuola mentre la professoressa di chimica spiegava. Mi chiedeva cosa stessi scribacchiando. Rispondevo ‘la mia chimica’. Nel 1967, pensate, aprivo i concerti dei Rolling Stones in tour in Italia”.

Non manca qualche stoccata color gossip. “Romina? Ci siamo incontrati in un film. Mi attraeva a 360 gradi. E’ stata una delle più belle storie d’amore. Tutto finisce e tutto deve per forza ricominciare. Poi ho incontrato le gemelle Lecciso fuori dalla scuola quando attendevano all’uscita i figli. Una era espansiva e l’altra ‘manco per la capa’. Loredana voleva diventare una ‘starlette’. Qualcuno pensava che alle spalle a dirigere il tutto ci fossi io. E’ stato il tempo in cui ho usato la ragione della forza ricostruendo, di seguito, il senso della mia vita”.

Commovente dedica in chiusura con i versi di “Amara terra mia” di Domenico Modugno, intonata a cappella. Scrosciano applausi e flash per un idolo che ha “tre punti cardinali: casa, campo e chiesa. Le mie zie, scapole, mi volevano prete. Nel 1954 mi portarono a conoscere Padre Pio e ne rimasi folgorato. Poi ho avuto con Lui tanti altri incontri mentali tanto da rinsaldare la cultura della vita”. Notizia riferita dal Corriere Adriatico

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