Allarme bomba: ancora sospetti sull’ospedale di Torrette

Ospedale di Torrette di Ancona

Ospedale di Torrette di Ancona

Ancona, 2 aprile 2013 – Prima Vennero le fiamme, quindi la telefonata minatoria. Se due indizi non rappresentano ancora una prova certa, basta poco per immaginare come presto potrebbe diventarla. Magari le indagini degli inquirenti stabiliranno il contrario, resta comunque un dubbio, forte, legato ai due episodi avvenuti nel giro di meno di due settimane all’ospedale regionale di Torrette. Esattamente due settimane fa il principio d’incendio che ha provocato danni all’interno della cucina di servizio della clinica di ortopedia. Solo una disattenzione?. Una sigaretta spenta male, forse. Gli inquirenti e soprattutto la direzione generale dell’azienda ospedaliera propendono per un atto isolato, sebbene sia stata aperta un’inchiesta interna quantomeno per capire chi ha provocato l’incendio, anche in maniera involontaria. Ecco che, alla luce di quell’episodio, la telefonata minatoria giunta alla centrale dei vigili del fuoco di Ancona inizia a rivestire un valore che va al di là della semplice burla. I controlli non hanno confermato la presenza di alcun ordigno, però è chiaro che qualcuno ha avuto interesse a commettere il gesto. Che siano i primi indizi di un disegno più complesso? Attendere prego. Una telefonata minatoria annuncia la presenza di un ordigno nel reparto di di neurologia dell’ospedale regionale di Torrette, ma il piano di evacuazione non scatta. Il classico ‘al lupo, al lupo’ ha fatto perdere di vista il peso dell’episodio. Alla fine i controlli dei vigili del fuoco hanno scongiurato la presenza di ordigni pronti ad esplodere nel reparto posto al quinto piano del policlinico. Tuttavia, in circostanze simili è sempre un rischio ridimensionare un allarme. In pratica, nonostante la minaccia fosse diretta e dettagliata, il piano non è scattato Sul posto, poco dopo le 6 del giorno di Pasqua, sono arrivati pompieri e carabinieri per le indagini di rito, ma l’attività ospedaliera non è stata minimamente interessata. I visitatori hanno continuato ad entrare all’ospedale come se niente fosse, senza che fosse presa neppure la minima precauzione alla luce di quanto riferito nella telefonata delirante. Poche parole proferite in un buon italiano, sufficienti a dettagliare la minaccia, reparto compreso. Il rischio è stato chiaramente sottovalutato. E se l’ordigno ci fosse stato davvero? In occasione dell’incendio, per fortuna circoscritto, di due settimane fa in ortopedia, il piano di evacuazione è stato applicato alla perfezione. Le stanze del reparto sono state evacuate e i degenti ‘parcheggiati’ in un’area sicura in attesa che l’emergenza passasse. Nella domenica di Pasqua, al contrario, i pazienti sono rimasti al loro posto. Un folle (o un buontempone) ha fatto scattare l’allarme, eppure nessuno dei pazienti è stato portato in un luogo sicuro. Certo non ha aiutato la giornata festiva. la telefonata, in effetti, è arrivata al 115 verso le 6 di domenica 31 marzo, la domenica di Pasqua. La direzione sanitaria è stata spiazzata dall’evento, una direzione non al gran completo come in un normale giorno di lavoro. Chiunque si trovasse in ospedale domenica mattina ha saputo della telefonata minatoria che annunciava la bomba in neurologia, eppure nessuno ha preso alcun tipo di misura precauzionale. Verso le 9, ossia circa tre ore dopo la telefonata dello sconosciuto, l’allarme è rientrato. Vigili del fuoco e inquirenti hanno svolto le indagini di rito, appurando che nel reparto non c’era alcun ordigno in grado di esplodere. A quel punto l’allarme è rientrato e l’attività è proseguita senza ulteriori disagi.

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