Allarme mondiale: -Duecento milioni di bambini malnutriti nel mondo-

Roma, 9 ott. (Adnkronos) – Circa 200 milioni di bambini sotto i 5 anni nel mondo soffrono di malnutrizione, responsabile di più di un terzo di tutte le morti infantili. Eppure un terzo della produzione mondiale di cibo viene perduta o sprecata ogni anno, pari a 1,3 miliardi di tonnellate. E’ l’allarme lanciato da Save the Children, in occasione dell’avvio della campagna Every One. E nel nostro Paese – denuncia l’associazione – le perdite e gli sprechi di cibo lungo tutta la filiera ammontano a 17 milioni di tonnellate, pari ad un valore di 11 miliardi di euro: lo 0,7% del Pil.

Il tasso di bambini malnutriti nei paesi in via di sviluppo, continua la nota, è cresciuto dell’1,2%: sono 6,9 milioni i bambini che muoiono – 51 ogni 1.000 nuovi nati, 1 ogni 5 secondi – prima di compiere i 5 anni, per malattie prevenibili e curabili, dalla malaria alla polmonite. “Il Palloncino rosso, simbolo della nostra campagna – prosegue – attraverserà l’Italia per mobilitare persone e istituzioni”. Dal 15 ottobre all’11 novembre si potrà sostenere il progetto al costo di 2 euro con un sms al 45507.

Save the Children ha chiamato a raccolta numerosi testimonial: società di calcio, aziende, brand di moda, ma anche attori e presentatori televisivi italiani sono pronti a promuovere una serie di iniziative della campagna in giro per l’Italia. Per la seconda volta, infatti, ci sarà un tour dell’associazione che toccherà 18 tappe a partire dall’evento di lancio oggi in piazza del Campidoglio a Roma.

Le stime di Save the Children avvertono che nel mondo 171 milioni di bambini soffrono di malnutrizione cronica, di questi 60 milioni vivono in Africa: “La fame rimane al primo posto tra le più importanti cause di mortalità infantile, nonostante negli ultimi cinquant’anni la produzione agricola nel mondo sia raddoppiata”. E questo, a fronte del “paradosso” della scarsità nell’abbondanza, che testimonia un profondo disequilibrio tra le economie del mondo e l’accesso alle risorse. In Europa – spiega Save the Children – finiscono tra i rifiuti 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, cioè un quantitativo di cibo pari a 89 volte quello destinato agli aiuti internazionali.

“Il tasso di malnutrizione cronica a livello globale è passato dal 40% registrato nel 1990 al 27% del 2010”, chiarisce la nota. “Se parliamo di Africa, però, la malnutrizione cronica si è ridotta in media solo del 2% in 20 anni e, in seguito alla crescita demografica, nello stesso intervallo di tempo, il numero di bambini malnutriti è aumentato di 15 milioni, raggiungendo la quota totale di 60 milioni”. Sierra Leone, Somalia e Mali sono i paesi con il più alto tasso di mortalità sotto i 5 anni: “In questi tre paesi sono morti complessivamente 234mila bambini nel corso del 2011”.

“Nei paesi in via di sviluppo, dove le famiglie spendono già tra il 50% e l’80% del loro reddito in cibo, la costante crescita dei prezzi erode il potere di acquisto delle famiglie. Se non si inverte questa tendenza, tra quindici anni il numero di bambini malnutriti potrebbe arrivare a 450 milioni“, afferma nella nota Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia.

Anche Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, teme una futura emergenza: “Nei paesi del Corno d’Africa e del Sahel sono stati colpiti da una grave siccità che ha fortemente limitato i raccolti, provocando un aumento della dipendenza dagli aiuti alimentari. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei carburanti – prosegue Tesauro – potrebbe ampliare la crisi coinvolgendo anche altre aree del mondo”. Dal 2010 al 2011, infatti, la produzione cerealicola del continente africano è diminuita del 3,9%, con dei picchi nell’Africa occidentale (-9,8%) e quella orientale (-8%). In Somalia e in Mali, la produzione di cereali è diminuita rispettivamente del 13% e del 10%.

Mentre in Europa e nell’America settentrionale gli sprechi al consumo ammontano a 95-115 kg all’anno procapite – quantifica Save the Children – nell’Asia Meridionale e nell’Africa Subsahariana solo a 6-11 kg a persona, rispettivamente il 12% del cibo disponibile contro il 2%. “Il risultato finale della nostra analisi – continua Neri – è che nei paesi sviluppati la quantità di cibo disponibile e a cui il consumatore finale ha accesso è quasi il doppio rispetto ai paesi in via di sviluppo e una grossa parte di esso viene sprecato. Ma anche nei paesi in via di sviluppo molte risorse alimentari potrebbero essere recuperate”

Save the Children stima infatti che il valore economico del grano perso nella fase di post-raccolto nell’Africa Subsahariana è di 4 miliardi di dollari e potrebbe nutrire per un anno 48 milioni di persone, l’80% di tutti i bambini malnutriti in Africa. E’ proprio questo il senso della campagna di Save the Children: “Essere consapevoli della situazione ma anche adottare un approccio multilivello, volto a diminuire le perdite del cibo, garantire la stabilità di accesso allo stesso cibo, nonché promuovere attività capaci di accrescere la produzione locale. E’ poi necessario – conclude – promuovere sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, interventi di sensibilizzazione ed educazione a corrette abitudini alimentari”.

Sono numeri che fanno paura, sperando che i diretti interessati possano leggere ed attuare piani concreti di aiuto a questi popoli… C’è una frase in una canzone dei Toto “Bottom of your soul” che dice che ” I bambini non si nutrono ne di soldi ne di promesse…..”

Cav.Andrea Poeta

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