Allarme siccità, gli agricoltori: "Rischia di andare tutto in malora"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 2 febbraio 2016 – «Le piante pensano che sia primavera». Le temperature anomale che hanno caratterizzato i mesi di dicembre e gennaio non porteranno nulla di buono alle coltivazioni, e neanche alle imprese, che si vedranno costrette a sostenere maggiori costi, specie per provvedere all’irrigazione e alle concimazioni. Il caldo (foto) primaverile di quest’inverno, infatti, mette a rischio i raccolti di frutta e verdura. «Il problema – spiega Francesco Fucili, presidente della Coldiretti – è la mancanza di pioggia e neve, che porterà siccità nei mesi primaverili ed estivi.

Dall’altra parte, ci saranno difficoltà causate dalle temperature elevate attuali, soprattutto per quanto riguarda le piante da frutto, che hanno già iniziato a fiorire. I frutteti della zona costiera iniziano a germogliare ma, se tornerà il freddo, alle prime gelate le gemme non saranno poi in grado di dare frutti. Il problema adesso è per mandorli e peschi, ma se continua così la situazione si complica anche per meli e peri. Per la verdura, oltre a cavolo, verza, finocchio e radicchio, è a rischio soprattutto il carciofo che, se sottoposto a gelate tardive, è difficile che riprenda. Bisogna sperare, a questo punto, che il freddo arrivi il prima possibile».

«Anche per gli allevamenti – prosegue Fucili – la situazione non è delle migliori. Le temperature basse, infatti, favoriscono di solito la morte degli insetti che invece, con questo caldo, proliferano. Ciò può portare grandi problemi agli animali, soprattutto agli ovini, specie tramite un insetto vettore di una febbre catarrale, per nulla dannosa per l’uomo e invece spesso letale per le pecore». All’azienda Mei, di Civitanova, stanno irrigando il grano. «Non si è mai vista una cosa simile – sottolinea il titolare, Andrea Mei –, il grano non va irrigato, mai. Senza il clima adatto, il seminato rischia di andare in malora. Le semine fatte in autunno sono riuscite comunque a produrre, grazie a quella poca pioggia che c’è stata. Ma se andiamo avanti così, i raccolti andranno in siccità, tutto andrà in sofferenza di produzione.

A queste condizioni, avrò in pianura la metà di produzione, circa 40 quintali, mentre l’anno scorso era stata di 80 quintali. In collina, poi, dove non posso neanche intervenire con l’irrigazione, di quintali rischio di ottenerne appena 20, dobbiamo sperare che a marzo e aprile piova molto. C’è, inoltre, l’impennata del costo di produzione, per ora sto spendendo il 20% in più». Anche nei dintorni di Macerata, i danni del caldo anomalo si stanno facendo sentire: «Quest’inverno è davvero fuori dal Comune – dice l’agricoltore Renzo Spreca, la cui ditta ha sede tra Piediripa e Sforzacosta –, la pianta di prugne è fiorita già da due mesi, ma se arrivano gelate non darà frutti. Poi mi preoccupano le rape, se dovesse venire il freddo improvviso quelle non lo raccolgo più. Il rischio è quello di perdere circa 15mila euro di produzione».

«A dicembre e gennaio – spiega Redo Fusari, dell’Osservatorio geofisico di Macerata – è piovuto il 70% in meno e le temperature diurne toccano i 10 gradi in più rispetto al solito. Di norma il suolo maceratese riceve, in questo periodo dell’anno, tra gli 80 e i 90 millimetri d’acqua per metro quadrato, stavolta i millimetri sono stati, invece, appena una manciata».

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