All’Indesit come in Fiat: i sindacati rischiano la spaccatura. Oggi conclave d’emergenza per trattare con l’azienda uniti

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DAVANTI AD UN ULTERIORE POSSIBILE RIDUZIONE DEGLI ESUBERI C’E’ CHI POTREBBE ESSERE TENTATO DI FIRMARE E CHI RIMANERE DURO

Sindacati Indesitdi Alessandro Di Marco -IL RESTO DEL CARLINO-

IN CONCLAVE interno a Roma per scongiurare una spaccatura in stile vertenza-Fiat a quanto pare ormai sempre più dietro l’angolo. (Cisl e Uil che accettano i tagli, Cgil che non firma l’accordo).
Magari non domani, quando è pressoché certo che dal vertice romano dei sindacati Indesit territoriali e nazionali uscirà una linea compatta con la volontà di tutte le tre sigle confederali di continuare a dire no al piano industriale dell’impresa, ma la svolta della spaccatura potrebbe arrivare poco dopo. La vera partita, infatti, si giocherà sempre nella capitale lunedì quando al Ministero dello Sviluppo economico si terrà il faccia a faccia tra parti sociali e il presidente Indesit Marco Milani e in sit-in sotto la stessa sede ministeriale si presenteranno almeno trecento operai in arrivo coi sei pullman gratuiti in partenza da Fabriano all’alba (ritrovo alle 5 al PalaGuerrieri) per la ‘marcia su Roma’, in occasione della quale i sindacati hanno lanciato uno sciopero di otto ore nei due siti fabrianesi di Melano e Albacina.
E’ lì, appunto, che potrebbe consumarsi la separazione tra rappresentanti dei lavoratori, magari anche a fronte – come sussurrano gli ‘insider’ di casa Indesit – di un ultimo, ulteriore lieve ritocco agli esuberi già scesi dai 1.425 iniziali a 630, considerabili in realtà trecento se si scorporano i 330 per i quali nel prossimo triennio si aprirà la procedura di accompagnamento alla pensione e che ovviamente non verranno rimpiazzati. A fronte di ‘sconti’ così consistenti sui tagli, la Fim-Cisl sarebbe decisamente tentata dal fornire il suo assenso e così anche la Uilm-Uil, come si intuisce dalle dichiarazioni degli ultimi giorni, decisamente più prudenti e meno pesanti rispetto a qualche settimana addietro, dinanzi alla possibilità di evitare in toto i licenziamenti e portare a casa la garanzia degli ammortizzatori sociali almeno su base triennale. Ben più dure le posizioni della Fiom-Cgil, intenzionata a non firmare anche dinanzi a qualche altra novità per ribadire ai propri iscritti – appunto, un po’ come successo per la Fiat – l’etichetta di sindacato che non si piega.
UNA POSIZIONE, peraltro, che ai fini pratici non comporterà alcun tipo di svantaggio per gli operai iscritti alla Fiom-Cgil, in quanto Cisl e Uil superano abbondantemente il 50% della rappresentanza dei dipendenti. Dunque l’accordo sarebbe valido a tutti gli effetti per tutti e anche i lavoratori della Cgil avrebbero i medesimi diritti nell’accesso a cassa integrazione straordinaria, contratti di solidarietà ed eventuali incentivi in denaro all’esodo rispetto ai colleghi. Insomma, una separazione più di forma che di sostanza e di fatto anche abbastanza indolore ai fini pratici che, però, darebbe l’immagine di un fronte degli operai ulteriormente diviso, come intuito nelle ultime manifestazioni di protesta in cui la partecipazione si è numericamente assai ridotta rispetto alle adesioni particolarmente elevate delle iniziative estive. E poi c’è da dirimere la controversia territoriale con il segretario provinciale Fiom-Cgil Fabrizio Bassotti che punta il dito sul trasferimento dei piani di cottura da Fabriano a Caserta e sul numero degli esuberi che su scala locale (179 lavoratori di troppo) è assai più elevato rispetto a quello del polo campano (71 esuberi) e presta il fianco a qualche possibile frizione territoriale.
Nella foto, da sinistra
Fabrizio Bassotti
e Andrea Cocco

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