Alta tensione in carcere: “Detenuto si ferisce e tenta di dare fuoco alla cella”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 3 settembre 2014 – Dopo gli episodi avvenuti negli ultimi giorni all’interno della casa circondariale (due aggressioni che hanno visto protagonisti alcuni detenuti di nazionalità maghrebina contro un ispettore capo e un assistente capo della Polizia penitenziaria), lunedì sera un detenuto di nazionalità tunisina, ristretto per violazione della legge sulla droga, ha data in escandescenza. A raccontare i fatti è il segretario generale del Sappe Donato Capece: “Nel primissimo pomeriggio il detenuto  si è lesionato un braccio con una lametta da barba e poi si è rifiutato di rientrare in cella. Portato in infermeria per le cure del caso, al suo rientro, si è barricato in cella e ha tentato di incendiare suppellettili e indumenti vari”.

“Dopo un paio d’ore, verso le 15 – continua Capece -, il detenuto si è lesionato di nuovo un braccio e in serata ha tentato di impiccarsi alla finestra del bagno della cella con una corda rudimentale, venendo salvato solo grazie al pronto intervento del personale di Polizia penitenziaria e dell’altro detenuto presente in cella. Una situazione davvero incredibile e allucinante, gestita con grande professionalità, sprezzo del pericolo e competenza dagli uomini della Polizia penitenziaria di Pesaro”.

Capece punta il dito contro il sistema della “vigilanza dinamica” che è in atto nel carcere di Pesaro: “In pratica, si vuole cercare di tenere tutta la giornata aperti i detenuti per farli rientrare nelle loro stanze solo per dormire, lasciando ad alcune telecamere il controllo della situazione. Il Sappe si batte da tempo contro questo improvvido provvedimento che si ritiene assolutamente destabilizzante per le carceri italiane, come per altro proprio i gravi fatti accaduti a Pesaro dimostrano. E’ infatti nostra opinione che, lasciando le sezioni detentive all’autogestione dei detenuti, si potrebbero ricostituire quei rapporti di gerarchia tra detenuti per cui i più potenti e forti potrebbero spadroneggiare sui più deboli. In secondo luogo, sempre a nostro avviso, si sta ignorando l’articolo 387 del codice penale per il quale potrebbe essere comunque l’agente, anche se esiliato davanti a un monitor, a rispondere penalmente di qualsiasi cosa accada nelle sezioni detentive. Ancora più grave potrebbe essere l’accentuarsi in maniera drammatica di episodi di violenza all’interno delle stanze ove i detenuti non sono controllabili”.

“Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti, come avviene a Pesaro – conclude il segretario del Sappe -, deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza”.



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