Ambulanze in ritardo, sessanta casi da inizio 2016

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Ascoli, 27 marzo 2016 - Per oltre sessanta volte, dall’inizio dell’anno, l’ambulanza del 118 è partita in ritardo rispetto alla chiamata e all’attivazione da parte della centrale operativa. Invece dei due minuti imposti dalla legge per uscire dall’ospedale, ne ha impiegati quattro, cinque, sei e in alcune circostanze addirittura setto e otto. Un’enormità quando c’è da correre per un’emergenza. E’ questa una delle conseguenze incredibili della riorganizzazione dell’emergenza al Mazzoni e in tutta l’Area vasta 5.

La sostanza è questa: i medici e gli infermieri del 118 devono supportare i colleghi del Pronto soccorso per prendersi cura dei pazienti con codici verdi e bianchi, cioè quelli che sono in condizioni meno gravi. Il supporto scatta durante la fase dello stand-by, cioè quando l’equipaggio non è fuori per un’emergenza. Fase nella quale, va detto, gli operatori del 118 non stanno lì a girarsi i pollici, ma da un lato devono supportare gli altri due operatori del turno nella risposta alle telefonate di emergenza, dall’altro sistemare i vari equipaggiamenti. E invece adesso devono appunto andare in Pronto soccorso a fare altre visite, finché non arriva una chiamata dalla centrale operativa, perché a quel punto sono ovviamente costretti a ‘scappare’ con l’ambulanza. Ma è inevitabile che, essendo alle prese con un paziente, i tempi della partenza rischiano in alcuni casi di allungarsi di qualche minuto.

Ed ecco, appunto, le oltre sessanta partenze ritardate dell’ambulanza. La riorganizzazione dell’emergenza era stata decisa in forma sperimentale per ridurre i tempi d’attesa al Pronto soccorso, ma in sostanza sta succedendo quello che si temeva: le attese restano infinite e in più si stanno creando problemi all’efficienza del 118. La sperimentazione era stata avviata luglio nonostante le polemiche e i ricorsi, ora è stata rinnovata a inizio anno. E la vicenda, come abbiamo riferito ieri, ora è anche al centro di un’interrogazione firmata da Elena Leonardi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione sanità. «Non si possono più tollerare i ritardi nel tempi d’intervento che seguono alle chiamate al 118 – scrive la Leonardi – certificati dal sistema informatizzato della centrale operativa del Mazzoni».

Il contesto normativo della riorganizzazione dell’emergenza è una giungla nella quale si sono sovrapposti provvedimenti di varia natura, spesso in contrasto tra loro: dalla legge regionale 735 del 2013 alla delibera regionale 916 partorita alla vigilia di Natale 2015, che fissa modalità operative di integrazione tra Pronto soccorso e 118 diverse rispetto a quello che sono state applicate nell’ospedale cittadino e a San Benedetto. Poi è arrivato un atto firmato da Giulietta Capocasa, direttore dell’Area vasta 5, che ha reinterpretato quanto previsto dalla delibera regionale, e infine il provvedimento di Flavio Postacchini, direttore della centrale operativa del 118, che ha rinnovato la sperimentazione in salsa ascolana avviata a luglio. E la nostra Area vasta è l’unica delle Marche ad aver interpretato in questo modo l’integrazione dei reparti dell’emergenza, con risultati evidentemente scadenti.

Tra gli altri aspetti connessi, c’è anche l’istituzione del registro delle presenze in Pronto soccorso per il personale della centrale operativa del 118, addirittura con minaccia di sanzioni per chi non firma, nonostante non ci sia una previsione regolamentare al riguardo. Insomma, che il bilancio sia deludente lo dicono i numeri, ma lo dicono anche i pazienti che negli ultimi tempi sono arrivati ad aspettare fino a 17 ore (!), come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, prima di essere visitati al Pronto soccorso. Bisognerebbe ammettere che la sperimentazione è miseramente fallita. E invece si va avanti. Nonostante tutto e tutti.

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