Amianto ad Apecchio, mister Galvanina intercettato: "Quel carabiniere non è duttile"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 18 febbraio 2015 - L’eccezionale nevicata del febbraio 2012 fece crollare oltre 4000 tetti di capannoni in provincia di Pesaro e Urbino. Tra questi, c’era anche quello della Galvanina di Apecchio, che era in eternit. Crollò anche quello del vicino, la ditta Elle srl. Come tutti gli altri, anche le due ditte avrebbero dovuto bonificare l’area smaltendo l’amianto in discariche apposite. Invece successe l’inverosimile: il Comune di Apecchio insieme all’Asur accettò un piano di smaltimento totalmente illegale (con l’ovvio parere negativo di Provincia e Arpam) che prevedeva di interrare nel parcheggio davanti alla fabbrica della Galvanina 630mila metri cubi di detriti tra cui 40 tonnellate di amianto. Tutto questo a cinque metri dalle acque cristalline del torrente Biscubio.

Partitrono i lavori, la ditta di Bergamo incaricata divise a cielo aperto anche l’amianto dal cemento comune per sotterrarli separati ma nella stessa buca. Di lì a poco qualcuno avvisò il Noe di Ancona che scoprì l’amianto. La Procura di Urbino sollecitò il Comune di Apecchio ad emettere un’ordinanza di rimozione dei rifiuti. Ma poi le intercettazioni fecero capire come il Comune e l’Asur si impegnarono a non far bonificare quella «buca», col sindaco che si auspicava una sospensiva del Tar contro la sua stessa ordinanza. La dirigenza dell’Asur area vasta 1 fece in modo di nascondere al Noe la pratica «Apecchio», chiudendola nella cassaforte di un avvocato amico. Una telefonata tra Rino Mini della Galvanina ad un suo amico (video), ora agli atti del processo, è incentrata sulla figura dell’investigatore capitano Vincenzo Marzo e dei suoi superiori, eventualmente, da contattare. Ma non sapevano che il diretto superiore del capitano è il colonnello Sergio De Caprio, meglio conosciuto come Ultimo, che 20 anni fa catturò Riina. Ora l’inchiesta si è chiusa con 13 persone indagate per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi oltre che, per sindaco e funzionari, abuso d’ufficio. 

«Sono caduto in mezzo a questa storia come un bischero». Rino Mini, il patron della Galvanina indagato a Pesaro per lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, ancora non riesce a credere a quello che gli sta capitando. Dalle carte dell’inchiesta che lo vede coinvolto insieme alla sorella Patrizia e altre 11 persone, nelle ultime ore è spuntata anche un’intercettazione telefonica.

Mini, cosa può dire di quella conversazione?

«Assolutamente nulla. Non riesco proprio a ricordarla».

Il suo interlocutore racconta di avere conoscenze nei carabinieri ai massimi livelli, lasciando intendere che potrebbe aiutarla nell’inchiesta condotta dal capitano Marzo.

«Non ho mai tentato di avvicinare il capitano Marzo e non ho mai chiesto a nessuno di farlo. Avrei voluto parlare con lui in realtà per poter spiegare la mia posizione, ma non è mai avvenuto».

Ci racconta come sono andate le cose con lo smaltimento dell’amianto?

«Il tetto in amianto del vecchio stabilimento era crollato a causa delle nevicate del 2012. I materiali di risulta sono stati cerniti e messi in sicurezza per eventuali residui non visibili di amianto in attesa dell’autorizzazione. Quindi ho semplicemente eseguito quello che mi è stato ordinato di fare dalle autorità sanitarie e da quelle comunali».

Cosa doveva fare?

«Avevo l’obbligo di smaltire quell’amianto in una ‘gabbia’ di cemento. E così ho fatto».

Adesso però è indagato per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi…

«Dopo un’ispezione dei carabinieri del Noe è risultato con nostro stupore che nella gabbia erano presenti a nostra insaputa parti visibili di lastre contenenti amianto».

Cosa intende fare adesso?

«Stiamo già predisponendo per bonificare il terreno in cui è stato sepolto l’amianto e inviarlo in una discarica pubblica autorizzata. Voglio risolvere questa situazione prima possibile e rassicurare che mai c’è stato pericolo di inquinamento del sito. Sa una cosa di tutta questa vicenda?».

Dica.

«Non sono mai stato allo stabilimento di Apecchio della Galvanina. Non avevo mai dato peso a quella storia dello smaltimento. Per me era tutto alla luce del sole. Mi auguro però che tutta questa storia si possa risolvere per il meglio».



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