Anziana morì, medici scagionati

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 9 aprile 2015 – Nessuna responsabilità per la morte di Delia Re, l’ottantacinquenne di Corridonia stroncata da un attacco cardiaco il 10 dicembre 2013: il suo cuore smise di battere mentre lei era nell’ambulanza, il cui portellone rimase bloccato, all’ingresso del pronto soccorso di Macerata. A scagionare i cinque indagati per quell’episodio è stato il medico legale incaricato dalla procura.

L’episodio sollevò parecchio clamore. Quella mattina i familiari dell’anziana avevano chiamato il 118, spiegando che la donna stava molto male. Venne subito mandata un’ambulanza, e la donna da San Claudio venne portata al pronto soccorso. Ma lì portellone posteriore per far scendere la paziente non si aprì. Iniziarono a tentare con ogni mezzo di forzare la chiusura, furono momenti concitati, ma senza risultati: una scena choccante di fronte ad altri malati in attesa. Intanto un medico, passando da una porta anteriore, entrò nell’ambulanza e si prese cura di Delia Re che però, purtroppo, morì all’interno del mezzo di soccorso.

Venne aperta un’inchiesta; medici, infermieri e operatori del 118 (cinque persone) vennero indagati per omicidio colposo e si dispose un’autopsia, della quale venne incaricato il medico legale Mauro Pesaresi.

Nei giorni scorsi, il consulente ha consegnato i risultati dei suoi accertamenti. In primo luogo, a uccidere Delia Re era stato un attacco di tachicardia. L’ambulanza era arrivata velocemente da lei, e malgrado il blocco del portellone era stata curata adeguatamente, perché il mezzo di soccorso era attrezzato come una camera della rianimazione con tutta l’attrezzatura necessaria per il soccorso cardiologico. Dunque, malgrado il clamoroso malfunzionamento del portellone, non ci sarebbero responsabilità per quell’episodio: purtroppo la sua morte era inevitabile.

Ma contro queste conclusioni si è già opposto l’avvocato Sandro Giustozzi, che assiste i familiari della pensionata. Il legale ha chiesto alla procura di nominare come consulente un cardiologo, per stabilire se la tachicardia fosse curabile con un farmaco, come era già stato fatto in passato con Delia Re. L’avvocato contesta che a bordo dell’ambulanza ci fosse solo un infermiere e non il medico, che con l’automedica sarebbe stato prima inviato a San Claudio, e poi dirottato verso un altro incidente; l’altro medico di turno al 118 era invece stato mandato al pronto soccorso. Infine, l’intervento sull’ambulanza, mentre fuori tutti martellavano e tentavano di forzare il portellone, non sarebbe equiparabile a quello nel reparto di rianimazione.

Ma ora questi rilievi dovranno essere valutati dal sostituto procuratore Stefania Ciccioli, che dovrà decidere se portare avanti le indagini oppure, alla luce della consulenza medico legale, archiviare tutte le accuse per i cinque indagati.



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