Aree di crisi…rischio Carpi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 14 febbraio 2016 – Otto comuni del Fermano sono stati inseriti nell’area di crisi industriale complessa del Piceno. A prima vista, il decreto firmato dalla ministra Guidi, su proposta della Regione Marche, lascia soddisfatti perché, almeno stavolta, il nostro territorio non è stato dimenticato, come era successo – ultimo in ordine di tempo – qualche settimana fa con la totale esclusione del Fermano dal procedimento per le aree interne. Quindi, va dato atto a Ceriscioli e Cesetti di aver favorito l’allargamento dei confini (lo stesso è avvenuto a sud, coinvolgendo i Comuni abruzzesi) di un procedimento che con la Giunta Spacca era partito come cucito esclusivamente per fronteggiare la crisi economica dell’Ascolano.

Ma proprio qui sta il nodo cruciale della situazione perché adesso l’inserimento di Amandola, Montefortino, Montefacone, Smerillo, Santa Vittoria, Montelparo, Ortezzano e Monte Rinaldo (gli stessi Comuni esclusi dalle aree interne) va fatto fruttare per evitare che anche in questo caso per il nostro territorio restino soltanto le briciole. Infatti, il procedimento dell’area di crisi ha avuto inizio un anno fa, quando tutto il tessuto economico ed industriale del bacino del Tronto, all’ennesima chiusura di una grande azienda, ha sollevato la ‘questione Ascoli’, ottenendo l’attenzione particolare della Regione. Sotto la regia della Confindustria locale e il coinvolgimento di associazioni e sindacati, è stato costituito un Comitato per lo sviluppo economico del Piceno che da mesi è già operativo, tanto da aver predisposto progetti per 123 milioni di investimento in tre anni, con la previsione di creare 329 posti di lavoro. Alcuni di questi progetti prevedono il coinvolgimento dei Comuni abruzzesi confinanti, uno in particolare individua, insieme alla Val Vibrata, un intervento per il collegamento stradale con la Roma-L’Aquila-Teramo. 

L’area di crisi complessa, riconoscita dal decreto Guidi, non dà accesso a finanziamenti diretti, ma ad agevolazioni a fondo perduto per investimenti: 30% per le piccole, 20 per le medie e 10% per le grandi imprese. Ogni progetto di investimento privato deve essere di almeno un milione e mezzo di euro, e riguardare i settori produttivo e della tutela ambientale, mentre i programmi di innovazione saranno accettati per il 20% del totale di quelli ammissibili. Invitalia, soggetto individuato dal Ministero come gestore del procedimento, entro un anno valuterà i progetti e procederà alla stipula degli accordi di programma.
Pertanto, i Comuni dell’Ascolano e del Teramano sono già ben incamminati, mentre gli otto del Fermano devono partire da zero, trovare imprese interessate a investimenti di simili importi, individuare i progetti da realizzare e prepararli nel giro massimo di un anno. Uno sforzo che non potranno sopportare da soli, ci vorrà almeno un Comitato simile a quello istituito nella vallata del Tronto e, soprattutto, sarà indispensabile un soggetto che accompagni e guidi (come, ad esempio, Confindustria ad Ascoli) gli otto sindaci in tutta l’operazione.
Ecco perché non ci si può fermare alla soddisfazione per l’inserimento nell’area di crisi, ma bisogna muoversi subito per farlo fruttare affinché non resti, visto che si tratta sempre di quegli otto Comuni, un contentino politico per l’essclusione precedente dalle aree interne (dove lì, davvero, ci sono risorse cospicue immediatamente acquisibili). Insomma, sfruttando una metafora calcistica, il Fermano non dovrà essere il Carpi della situazione, che avrà pure conquistato la promozione (inserimento) nell’area di crisi, ma adesso sarà chiamato ad allestire una squadra (progetti) in grado di conquistare i punti (agevolazioni) necessari per garantiersi la salvezza (salvaguardia) del proprio territorio.

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