Arrestato per rapina, era innocente: "Voglio 100mila euro"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 19 settembre 2015 – Centomila euro dallo Stato, come risarcimento per avergli tolto il lavoro e la casa, per avergli distrutto la vita con un’accusa che, dopo 14 anni, si è rivelata infondata. A chiederli è Vincenzo Bartilotta, 69 anni a ottobre, salito nelle Marche dalla Sicilia per lavorare, e finito a doversi difendere dal pregiudizio, dalle offese, dai sospetti. «C’era chi mi insultava per strada – racconta lui –, ho subìto di tutto e ho perso tutto, senza un motivo». Bartilotta era arrivato da Catania a San Severino per prendere parte, come tanti muratori, alla ricostruzione dopo il terremoto. All’inizio le cose andavano bene, Bartilotta grazie alla sua attività aveva cantieri a Matelica, Castelraimondo, Camerino, San Severino, e stava costruendo una casa per sé e la sua famiglia. Poi però all’improvviso tutto andò a rotoli. Nel 2001 nell’alto Maceratese vennero commesse diverse rapine. Le indagini rivelarono che spesso i basisti delle bande criminali erano i muratori saliti dal sud per i cantieri della ricostruzione. E anche Bartilotta si ritrovò coinvolto, accusato di aver partecipato a una rapina all’ufficio postale di Matelica, che fruttò 550 milioni di lire: la videocamera aveva ripreso i malviventi, uno di loro assomigliava al catanese e lui venne arrestato.

Per tre mesi rimase in carcere, da dove continuò a dichiararsi innocente. Cinque anni dopo, nel 2006, Bartilotta venne condannato a un anno di reclusione, non per rapina, ma per favoreggiamento. Eppure continuava a dichiararsi del tutto estraneo al fatto, e così l’avvocato Marco Massei ha fatto appello e finalmente, lo scorso febbraio, dopo 14 anni, è stata riconosciuta la sua innocenza. A scagionarlo è stato un pentito, che ammettendo le sue responsabilità in merito a una serie di rapine, ha escluso che ci fosse anche il catanese tra i complici del colpo a Matelica. Ma intanto, che ne è stato di Bartilotta? Dopo l’arresto, nessuno si è più fidato di lui e della sua impresa. Senza lavoro, non è più riuscito a completare la casa che stava costruendo, che è andata all’asta.

Ha provato a chiedere finanziamenti, contributi, piani di rientro per i debiti con Equitalia, trovando solo porte chiuse. Così la sua vita è andata in pezzi. Oggi vive a Porto Sant’Elpidio. «Ho sempre lavorato – dice –, pagato tutti i contributi che dovevo con la vendita della casa, nessuno della mia famiglia ha mai avuto problemi con la legge, e mi ritrovo senza soldi, senza casa. E’ bruttissimo vivere così». Ora che la sentenza di assoluzione è passata in giudicato perché nessuno l’ha impugnata, Bartilotta, assistito dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Marco Massei, ha deciso di chiedere un risarcimento per quello che ha subìto: 100mila euro. Una cifra superiore a quella dovuta per l’ingiusta detenzione (fissata in 235 euro al giorno), per ripagarlo in qualche modo del danno subito dalla vicenda. Gli avvocati hanno citato dunque davanti alla Corte d’appello di Ancona il ministero dell’Economia, facendo presente i danni recati a Bartilotta, che non aveva alcun precedente penale e si ritrovò in carcere, depresso, frustrato perché nessuno credeva alle sue parole. L’udienza si terrà a marzo.

 

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