Ateneo si lascia sfuggire la collezione Pandolfi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Urbino, 8 marzo 2015 – Nonostante le migliori intenzioni dimostrate dall’Università a tenere aperto il laboratorio di Zoologia e conservazione fondato da Massimo Pandolfi nel 1983, oggi quel patrimonio scientifico frutto dell’attività trentennale di ricerca nel settore naturalistico è emigrato a Pesaro. Ad ospitare il bottino con tanto di competenza a gestirlo dello stesso professor Pandolfi, in pensione dall’Università, è stato il liceo scientifico Marconi che, davanti alla possibilità di elaborare percorsi didattici di approfondimento in stretta relazione alle modalità di approccio universitario, ha messo a disposizione dello zoologo e naturalista, un prezioso spazio. Entusiasta del colpaccio è il preside del Marconi Riccardo Rossini. La ragione è comprensibile. L’ex Laboratorio universitario, oggi “Centro studi e documentazione naturalistica Fondo Massimo Pandolfi” mette alla portata di studenti, insegnanti, studiosi e appassionati naturalisti un archivio documentale fatto oltreché di elaborati scentifici, intere collezioni di riviste tecniche anche di 2.000 schede di rilevamento capaci di testimoniare, grazie al notevole arco temporale coperto, l’evoluzione di ambienti, oltreché di flora e fauna puntualmente oggetto di studio. E non solo.

«Quando finirò il trasloco – osserva Pandolfi – conto di poter allestire anche un piccolo percorso museale fatto con le mie collezioni di animali. Oltre agli uccelli, di cui mi sono sempre interessato nella mia vita di ricercatore, potrei condividere la serie catalogata di 1.500 coleotteri, esemplari raccolti tra il pesarese e l’Appenino tosco emiliano addirittura dal 1967; quella dei crani di piccoli mammiferi come la ragionata raccolta di conchiglie».

Insomma storie fatte di numeri, informazioni, ipotesi e conclusioni scientifiche elaborate da Pandolfi, ben oltre l’attività universitaria in sintonia con la sua lunga esperienza associazionistica e con la vocazione divulgativa condotta parallelamente alla carriera scientifica. Quasi in sordina insomma sta nascendo, altrove, un piccolo polo naturalistico… «Non potrebbe essere altrimenti – osserva lo zoologo in pensione dal 2010, malcelando una nota amara –. Nonostante la buona volontà del delegato rettorale Flavio Vetrano a ricollocare il laboratorio affinché potesse continuare a dare spunti e materiale d’indagine, di fatto in tanti anni nulla ha avuto seguito. Così per timore che il materiale di mia proprietà potesse deteriorarsi o peggio disperdersi ho chiesto, incontrando il supporto di Luca Bartolucci, allora presidente del Consiglio provinciale, di appoggiare parte del fondo nella sede dell’ente. Non ce l’ho con l’Università, ci mancherebbe, anche se resta il fatto che Urbino sarebbe il luogo originario. Ma ora la prospettiva di veder rinascere e di poter mettere al servizio della conoscenza il risultato di tanti anni di lavoro, mi solleva di un grosso dispiacere. Certo prima di una piena fruibilità c’è molto da fare, ma il clima di entusiasmo che ho trovato al liceo è certamente una leva energetica di inestimabile efficacia».

Quello che conta è che la ricerca, dalla storia sull’albanella minore a quella del Gheppio delle Seychelles escano dal fondo di magazzino dove erano state accantonate.



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