Attacco a Parigi, l’inferno di Laura: "Colpita da un proiettile alla spalla"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Senigallia (Ancona), 15 novembre 2015 - Si erano incontrati a Parigi: avevano appuntamento per assistere al concerto rock al Bataclan. Lui, Massimiliano Natalucci, 45enne organizzatore di eventi tra Londra e Belgrado, che scampò 30 anni fa alla strage dello stadio Haysel di Bruxelles, ha raccontato: «Mi sono salvato strisciando sul pavimento»; lei, Laura Appolloni, tatuartice di 46 anni. La loro è un’amicizia decennale. E insieme sono riusciti a salvarsi, anche se Laura è stata trasportata all’ospedale Pompidou per essere operata per estrarre un proiettile.

Laura, quali sono le sue condizioni?

«Sono stata colpita da un proiettile, di striscio a una spalla, un residuo di pallottola. E sono stata ferita da una scheggia di proiettile anche a una gamba, ma è andata bene».

Cosa le hanno detto i medici?

«C’è una grande confusione, gli ospedali sono pieni».

Quando è avvenuto l’attacco dei terroristi?

«Il concerto era iniziato e abbiamo sentito gli spari. Abbiamo visto persone armate di mitragliette che sparavano, un fuoco a sventagliate per una decina di minuti e almeno cinquemila proiettili. Erano giovani che avevano in testa cappelli di lana neri e urlavano contro la folla».

Dove si trovava?

«Stavo sotto il palco e quando hanno iniziato a sparare siamo fuggiti passando dietro le quinte; abbiamo cercato il più possibile di stare bassi, quasi con il ventre a terra. Ma sparavano all’impazzata e un proiettile mi ha ferito. Ho iniziato a perdere sangue. Tutto intorno c’era un inferno».

Che cosa avete visto?

«È stato un massacro, un vero incubo. Il sangue ovunque, così come i morti in terra. Eravamo terrorizzati ma pensavamo soltanto a fuggire e siamo passati anche tra i cadaveri. Grazie all’intervento di un giovane francese e della polizia siamo riusciti a metterci in salvo. Ma ci siamo dovuti arrampicare fin sul tetto. Non so come io e Max abbiamo fatto a salvarci. È stato un miracolo, anche perché uno dei terroristi a un certo punto era a poca distanza da noi».

«Non pensavo di farcela sono ancora sotto choc – dice Natalucci –, i terroristi erano vicini a noi e sparavano. Erano giovani sui 25 anni, arabi e parlavano in francese. Sparavano ai corpi a terra in testa: vere esecuzioni. Di fianco morti e feriti: un lago di sangue. Abbiamo strisciato sui cadaveri per fuggire sul tetto. Ho pregato e avuto paura. Io fingevo di essere morto quando mi guardavano i jihadisti, poi, quando voltavano lo sguardo, strisciavo via. Poi abbiamo sentito un’esplosione provocata dalle forze speciali e credo che abbiano ucciso i terroristi».

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