Attentato a Bruxelles, lo psichiatra tolentinate: "Io, salvato da un paziente"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Tolentino, 24 marzo 2016 – Se non fosse stato per il paziente delle 8.15, martedì avrebbe preso, come ogni giorno, la linea che passa alla metro di Maeelbeck. Proprio alle 9, la stessa ora dell’esplosione. Invece l’impegno in ospedale ha fatto in modo che partisse prima con la sua macchina. E ripensandoci lo psichiatra 38enne Francesco Bernardini, tolentinate a Bruxelles, ha i brividi.
Lavora in una delle più grandi strutture sanitarie della capitale belga, Erasme, da circa sei mesi e non ha intenzione di mollare per colpa del terrorismo. «Ci ho pensato un po’- ammette – ma poi mi sono detto che le probabilità di morire in un attentato sono di gran lunga minori rispetto a quelle di morire in un incidente stradale. E non è per questo che uno non prende più l’auto. Per una fortunata coincidenza io martedì non ero alla metro, mi sento quasi miracolato. Ma in generale, dopo la strage di Parigi, tutti qui ci aspettavamo un attacco. Sapevo che la giornata di martedì prima o poi sarebbe arrivata. Le misure finora adottate nella lotta al terrorismo non sono state sufficienti: Salah è stato arrestato in casa, senza sforzi. Spaventa l’imprevedibilità della violenza, eppure credo che una risposta possa generare solo altre ritorsioni. Bisogna lavorare sulla pace».
E lo psichiatra, figlio dell’ex assessore all’ambiente di Tolentino, Olimpio, già lo fa, assistendo chi è stato colpito da sindrome post traumatica in seguito a quella mattina nera, come i familiari delle vittime, i feriti, chi era sulla metro o allo scalo Zaventem ma è rimasto illeso. Poi dà supporto psicologico anche ai colleghi, medici e infermieri coinvolti direttamente nei soccorsi. «Con il primario di psichiatria – spiega Bernardini – abbiamo deciso di aprire tra pochi giorni, in ospedale, un ambulatorio specifico per i disturbi post traumatici. Le prossime settimane per i familiari delle vittime saranno i momenti più duri, quando realizzeranno la perdita. Io ho dato la mia disponibilità per seguire sia l’equipe dei sanitari che chi ha subìto traumi. Anche lo stesso chirurgo che ha effettuato un’amputazione ha bisogno di scaricare la tensione, di un intervento psicologico-clinico, il debriefing».
All’ospedale Erasme martedì sono arrivati una trentina di feriti, di cui 14 molto gravi (uno è morto durante la notte). «A causa delle bombe piene di chiodi – continua il dottore – in molti casi è stato necessario amputare, perché ricostruire era impossibile. Per cui ci sono giovani che non hanno più un braccio o una gamba e vanno seguiti». Ieri il re Filippo e la regina Matilde hanno fatto visita al pronto soccorso. E a mezzogiorno tutto l’ospedale è stato in silenzio per un minuto in ricordo delle vittime.
«La paura c’è – conclude – ma la metro ha riaperto, perché è più forte la volontà di andare avanti».

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