Attentato in Egitto, il console jesino: "Il mio ufficio è stato distrutto"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 12 luglio 2015 – “Stavo uscendo ora di casa. Io sto bene, ero a casa al momento dell’attentato e il consolato era ancora chiuso. Ma ora devo lasciarti e correre là per sistemare tutto». Pochi secondi al telefono con il padre, Gabriele Fava ex sindaco di Jesi e oggi presidente della Fondazione Angelo Colocci che gestisce l’università a Jesi. Luca Fava, 42 anni, è il responsabile del Consolato italiano a Il Cairo, il suo ufficio è proprio nell’immobile sotto al quale ieri mattina alle 6,30 è esplosa un’autobomba causando due vittime, nove feriti oltre ai danni e alle macerie. Gabriele Fava, padre del console jesino, appena alzato ha ascoltato la drammatica notizia al telegiornale cercando immediatamente di mettersi in contatto con il figlio Luca, inizialmente invano.

«Mi sono alzato presto stamattina – racconta ancora preoccupato il professor Fava -, accesa la tv ho appreso del grave attentato. Preso il telefono ho composto il numero di cellulare di nostro figlio che dal settembre dello scorso anno è console proprio lì, ma il cellulare suonava a vuoto. Poi ho provato allora a casa sua, vicino all’Ambasciata dove fino all’anno scorso era responsabile dell’ufficio consolare, erano le 7 ha risposto tutto trafelato dicendo che stava bene ma stava uscendo per mettersi in contatto con a Farnesina. Pochi secondi solo il tempo di rassicurarmi e dirmi che doveva mettersi subito in moto. Non ho voluto rubargli altro tempo, so che sta bene e mi sento sollevato anche se restiamo molto preoccupati io e sua madre. Gli uffici del consolato aprono alle 8,30 fortunatamente oggi è anche sabato, dentro non c’era ancora nessuno se non i due poliziotti della sorveglianza. Luca oggi era reperibile, forse si sarebbe recato in ufficio ma più tardi. Io ci sono stato – aggiunge l’ex sindaco – in quell’ala ci sono diversi uffici. La bomba è stata posta sul retro, non su quello principale. Se fosse esplosa soltanto un’ora e mezzo dopo avrebbe potuto fare ben più vittime». Il palazzo in cui ha sede il consolato italiano, immobile color salmone dei primi del Novecento, ospita anche la scuola italiana Leonardo da Vinci ed il Circolo Ricreativo Italiano (Cri). La parte più danneggiata è proprio quella degli uffici del Consolato. «Non posso entrare nel mio ufficio semplicemente perche non c è piu» ha riferito Luca al padre.

«L’ ufficio è completamente sventrato. Siamo continuamente in riunione e in contatto con le autorità italiane. Lì dentro c’ erano faldoni con atti consolari di un secolo fa, sono andati tutti distrutti. Stiamo studiando una soluzione temporanea perché l’attività anche visti i tanti italiani la non può fermarsi».

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