Aumento dei ticket sulle analisi: un vero caos

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 21 gennaio 2015 – «Ma perché il cittadino, quando va in un ufficio pubblico, non è mai informato con chiarezza dei costi che deve affrontare per usufruire di un servizio?». E’ lo sfogo di un quarantenne fanese che si lamenta della confusione che si è creata con il nuovo Prontuario con il quale dall’1 gennaio, evidentemente senza darne adeguata comunicazione agli sportelli, la Regione ha ritoccato le tariffe delle prestazioni sanitarie pubbliche e in convenzione.

«Sabato 10 gennaio – racconta il lettore – mi sono recato all’ospedale Santa Croce dove ho fatto un prelievo per un controllo di sangue e urine. All’accettazione mi è stato rilasciato il foglio per il referto con una data, il 15 gennaio, ed un costo di 59,20 euro. Giovedì 15 ho lasciato a mio padre 60 euro e la delega per il ritiro: non senza un certo imbarazzo, allo sportello gli hanno detto che il 10 gennaio la quota di 59.20 euro era stata determinata  con le tariffe del 2014 senza però considerare gli aumenti previsti per il 2015, e che ora la somma da pagare era di 89.2 euro. L’impiegato ha aggiunto che molti utenti se ne stanno lamentando».

L’uomo ha pagato, ma quando è tornato a casa ha raccontato tutto al figlio che adesso si chiede: «Sessanta euro sono già una bella cifra per fare esami di routine – si lamenta l’uomo –. Ma pretendere che il cittadino ne paghi altri trenta, motivandoli con un aumento, mi sembra davvero troppo. E poi, se le nuove tariffe sono in vigore dall’inizio dell’anno – osserva il lettore – è una mancanza della struttura sanitaria non avere i programmi informatici aggiornati».

La responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Azienda Marche Nord, Marilena Alessi, non nega qualche incertezza nel passaggio tra il vecchio ed il nuovo tariffario, avvenuto tra l’altro nel pieno del periodo di ferie natalizie. «Non toccava a noi, però, stabilire come e quando introdurre le nuove cifre nella rete del sistema – avverte – Perciò, se ci sono stati disservizi, questi non sono certo imputabili al nostro ospedale». Quanto al caso del quarantenne, Alessi è certa che l’aumento sia stato scambiato con la quota fissa: «Il signore ha presentato tre ricette, ciascuna delle quali presuppone un versamento-extra di dieci euro. Moltiplicata per tre, si arriva ai 30 euro incriminati». Ma forse andava avvisato prima. Giusta o sbagliata che sia, l’odiosa gabella è legge essendo stata introdotta con la Finanziaria. «E’ un costo immotivato – si lamenta Adriana Amello del Tribunale del Malato – La contestiamo da anni e i cittadini fanno bene rilevarlo». Amello critica anche l’idea di introdurre un nuovo tariffario a cavallo di capodanno: «Ha generato enorme confusione – dice lapidaria – Non c’è stato tempo di organizzare il sistema, né di informare gli addetti agli sportelli. E la gente è rimasta disorientata: andava alla cassa con una certa previsione di spesa, trovandone un’altra, spesso più alta, come nel caso delle visite specialistiche aumentate di 4,20 euro. Tutto sembra fatto apposta per esasperare i cittadini e spingerli verso i servizi privati».



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