Auto e vetrine devastate a Campiglione, rifugiato incapace di intendere?

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 8 ottobre 2015 – Si è svolto ieri mattina in tribunale, davanti al giudice per le udienze preliminari Marcello Caporale, l’incidente probatorio del procedimento nei confronti del rifugiato politico nigeriano di 40 anni, che lo scorso 11 aprile aveva messo a ferro e fuoco Campiglione (foto), devastando auto e vetrine. Presenti anche il pm Nadia Caruso e gli avvocati difensori Andrea Albanesi e Roberto Ercoli. 

Il giudice ha nominato il consulente tecnico che dovrà effettuare la perizia psichiatrica sull’imputato per capire se all’epoca dei fatti era capace di intendere e di volere e se lo sia anche ora. Il perito è il dottor Alberto Testa, primario del reparto di psichiatria dell’ospedale «Mazzoni» di Ascoli Piceno. Il consulente tecnico si è preso 90 giorni di tempo per incontrare il nigeriano – ora in una struttura protetta di Milano – e valutare quindi le sue capacità mentali. Il rifugiato politico, dopo essere stato ricoverato in ospedale, si era giustificato dicendo che, mentre stava pregando, aveva sentito una voce che gli diceva di distruggere tutto. «Quella voce – aveva detto – continuava ad ordinarmi di spaccare ogni cosa. Distruggi, Distruggi tutto, diceva».

Quel giorno, erano da poco passate le 11, quando l’uomo, dopo essersi inginocchiato per pregare, era stato colto da un inspiegabile raptus che aveva scatenato tutta la sua furia distruttiva: servendosi di bottiglie di vetro e si era scagliato contro i cassonetti. Poi, in un crescendo di follia, aveva sradicato un paletto di ferro che delimita il piazzale di sosta e con quello aveva colpito decine di auto parcheggiate e in transito, quindi alcune vetrate di esercizi commerciali ed uffici. Il rifugiato politico era stato bloccato da alcuni residenti e aveva rischiato il linciaggio. Alla fine il bilancio era stato di tre feriti lievi, 16 vetture e cinque vetrine distrutte, per un totale di circa 200mila euro di danni. Gli esami avevano stabilito che il rifugiato politico, regolarmente domiciliato a Sant’Elpidio a Mare, non aveva assunto né alcol, né droghe, né sostanze psicotrope che avrebbero potuto provocare l’inconsulta reazione. La magistratura non aveva disposto alcuna misura cautelare in carcere per il nigeriano che, alla fine del trattamento sanitario, era stato rimesso in libertà. 

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