Avvocato morto in Egitto, la moglie: "Voglio la verità su mio marito"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 7 gennaio 2015 – «Abbiamo diritto ad avere delle certezze. Per questo voglio che la salma di mio marito, appena rientra in Italia, sia sottoposta ad autopsia. Perché voglio capire se c’è un nesso tra il fatto che mio marito è stato per circa 50 minuti senza un’adeguata assistenza, e la sua morte». Sono parole pesanti quelle di Maria Pia Giuseppina Mariani, moglie dell’avvocato Giovanni Natale. La donna, avvocatessa anche lei, è rientrata a Pesaro da quella «vacanza che è diventata una tragedia», come dice lei, ieri notte, intorno alle 3,30, all’aeroporto di Bologna. Per la salma del marito ci vorranno ancora giorni.

Ecco il racconto, lucido e fermo, per quanto devastante, di cosa è successo il 3 gennaio scorso, a partire dalle 22, in quel villaggio, Gemma Beach, prenotato dai Natale con Eden viaggi, a Marsa Alam.

«Era dopo cena, eravamo nel villaggio, vicino alla club house. Eravamo seduti, io alla sua destra. Ho visto che all’improvviso lui ha avuto una specie di conato di vomito, ha mandato gli occhi indietro e ha fatto un sobbalzo dalla sedia, alzandosi in piedi. Gli ho chiesto ‘cos’hai?’ ma subito dopo l’ho preso in braccio, perché lui si è accasciato a terra. Ho urlato a chi mi era intorno ‘chiamate un medico’, e si è avvicinato una persona, che era medico, mi ha detto di stare calma, gli ha alzato le gambe rispetto alla testa. Poi si sono avvicinati altri tre paramedici, volontari. Hanno provato a chiamarlo per nome, ma non rispondeva. Il polso, mi hanno detto, era bassissimo. Hanno iniziato il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Poi è stata chiamata un’ambulanza e un medico. Ho chiesto dove fosse la clinica più vicina, mi hanno detto a un’ora e mezza di macchina, non era una soluzione praticabile. Quindi abbiamo aspettato l’ambulanza dall’ospedale di Marsa Alam. Nel frattempo è arrivato un medico egiziano, che però non aveva nessuna attrezzatura: gli ha fatto solo una puntura di adrenalina e gli ha messo la maschera dell’ossigeno per farlo respirare. Qualcuno dei tre italiani ha detto che ci voleva un defibrillatore, e io a un certo punto mi sono accorta che rischiava di soffocare per via della lingua, che poi gli è stata tirata fuori. Si è un po’ ripreso. Alle 22 e 30 finalmente è arrivata l’ambulanza. Ma era solo un camion con una barella dentro, nessun’altra attrezzatura. La barella non scorreva, non si piegava. Alla fine lo hanno tirato su con il ‘cucchiaio’ e lo hanno messo sull’ambulanza. Ma non era legato. Mia figlia, che è salita con lui, ha detto che ci sono stati continuamente scossoni durante il viaggio. E’ salito anche il medico egiziano. Pochi minuti prima delle 23 siamo arrivati all’ospedale di Marsa Alam, io ero dietro in auto. Lo hanno messo in una stanza della terapia intensiva, finalmente intubato. Ma ho capito che stava molto male, era diventato anche cianotico. Gli hanno fatto nuove iniezioni di adrenalina. Mi dicevano: ‘bisogna vedere se regge il cuore’. Parlavano di infarto, ma anche di ischemia. Alle 23 e 30 è morto».

«Mio marito è rimasto per 50 minuti senza defibrillatore e le necessarie attrezzature. Questo ritengo sia una cosa grave. Mi permetto di dire che un pronto soccorso, anche minimo, attrezzato all’interno del villaggio era necessario. La polizia mi ha interrogato. Mi volevano fare firmare una dichiarazione scritta in arabo, mi sono rifiutata. Ho firmato solo quando sono stata accompagnata con i miei figli da quello che lì chiamano procuratore, perchè avevo l’assicurazione del traduttore dall’arabo all’italiano. Poi sono stata accompagnata dal console onorario. C’era con me il personale del Gemma Beach, e devo riconoscere che è stato efficiente. La salma sarà portata all’ospedale Umberto primo, al Cairo, da lì arriverà a Milano e a Pesaro. Ho chiesto di non toccarla».

Il consiglio dell’ordine avvocati «a nome di tutti i colleghi, esprime il suo profondo cordoglio alla famiglia ed in particolare alla collega e moglie per la prematura scomparsa dell’avvocato Natale. Ricordiamo con affetto la elevata competenza professionale ed il suo appassionato impegno nelle associazioni forensi che lo portava a partecipare con fattivo contributo a diversi congressi nazionali».



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