«Banca Marche, disastro annunciato. Le responsabilità verranno a galla»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 10 settembre 2014 –  «AVEVAMO avuto sentore delle difficoltà ben prima che queste emergessero nella loro drammaticità. E avevamo sollecitato una riflessione e un approfondimento della situazione, ma non siamo stati ascoltati». Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima, ente che è uno dei soci maggiori della Banca delle Marche, esce allo scoperto, anche per ribattere alle voci che invece imputano proprio alla Fondazione gran parte della responsabilità della crisi dell’istituto di credito. «E’ un vergognoso ribaltamento della verità, alimentato da chi oggi è sotto accusa», sottolinea. «Fino ad un certo punto, pur non mancando divergenze con le altre fondazioni, queste sono state sempre ricomposte in nome dell’interesse superiore della Banca e del suo rafforzamento».<

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Quando è cambiata la situazione?
«A fine 2011 le divergenze sono diventate più profonde, in particolare rispetto all’andamento e allo stato di salute della Banca. Nonostante le rassicurazioni da parte dei vertici dell’istituto, le nostre perplessità hanno avuto un’autorevole conferma dall’ormai nota comunicazione della Banca d’Italia del 9 gennaio 2012. In quel documento l’autorità di vigilanza evidenziava gravi inadeguatezze e forti criticità nel sistema dei controlli interni e una eccessiva discrezionalità della struttura direzionale, a cui si contrapponeva un ruolo poco incisivo del consiglio di amministrazione. Non a caso, poi, inserimmo nel consiglio di amministrazione Francesco Cesarini e Giuseppe Grassano, persone di alta professionalità e di provata competenza».
Però partecipaste comunque all’aumento di capitale…
«Certo, e questo prova che abbiamo agito sempre nell’interesse della Banca. Del resto nei rilievi di Bankitalia oltre alla critica alla governance, non c’era certo il quadro dei conti. Non si dimentichi che la semestrale 2012 si chiuse con un utile di 50 milioni. Ma si ricordi che proprio Cesarini e Grassano criticarono quel documento, tanto è vero che espressero un voto di astensione. E per questo vennero duramente criticati, mentre gli altri consiglieri lo approvarono. Era il bilancio redatto da Bianconi. A fine anno ci fu un buco di 530 milioni». 
Sì, ma l’anno scorso, prima del commissariamento, non avete neanche aderito al prestito subordinato della banca con i 10 milioni che vi erano stati chiesti…
«Una scelta che difendiamo. In quel momento abbiamo subìto pressioni da associazioni datoriali, e non solo, per sottoscriverlo. Non sarebbe servito a nulla, come gli eventi successivi hanno dimostrato, e ci saremmo trovati con 10 milioni in meno. Comunque è stata una decisione sofferta».
Quanto valeva la partecipazione della Fondazione in Banca Marche?
«Circa 200 milioni di euro».
E quanto vale oggi?
«Al momento, senza considerare il 2014, siamo sui 140 milioni. Tenendo conto di quest’anno si scenderà a circa 70 milioni, la metà. E ciò che resta è un valore legato a quanto succederà. L’operazione di salvataggio manterrà un valore alle azioni o questo sarà completamente azzerato?».
La Fondazione parteciperà alla ricapitalizzazione della Banca?
«Posso dire che noi abbiamo 10 milioni. Potremmo anche pensarci, ma dipende molto da quello che accadrà, quali saranno i termini e le condizioni dell’operazione di salvataggio di cui si parla».
Per il territorio è un colpo durissimo. Avete bloccato ogni erogazione…
«Una scelta che si inserisce in una politica prudenziale di accantonamenti che ha evitato un ulteriore impoverimento della Fondazione, ma che ci ha permesso di rimanere in piedi e andare avanti. Certo, rispetto ai 6 milioni di euro l’anno che normalmente erogavamo, la nostra capacità sarà in futuro molto ridotta, ma almeno potremo continuare a dare qualcosa al territorio».
Che bilancio può fare di quanto accaduto? 
«Basta leggere il mio intervento nell’assemblea degli azionisti di Banca Marche dell’aprile 2013 per capire che avevamo largamente previsto quello che purtroppo è successo. Anche in quell’occasione siamo rimasti inascoltati e isolati. Ma oggi vedo che le autorità competenti ci stanno dando ragione. Aspettiamo fiduciosi che qualcun altro possa intervenire per accertare le responsabilità».



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