Bancarotta Cantiere navale. Condannata famiglia Careri

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Pesaro, 21 novembre 2014 - CONDANNATA ieri per bancarotta fraudolenta l’intera famiglia Careri: Antonio, la moglie Silvia e il figlio Federico. Sono stati ritenuti colpevoli di aver fatto colare a picco il Cantiere navale di Pesaro, fallito il 25 ottobre 2010, trattenendo nelle loro tasche (da qui la condanna per bancarotta) 40 milioni di euro. Antonio Careri è stato condannato con rito abbreviato dal gup Di Palma a 4 anni di reclusione (8 quelli chiesti dal pm Bascucci), il figlio e la moglie sono stati condannati a 2 anni di reclusione (con pena sospesa) mentre un quinto imputato, Pasquale Frascione, direttore del cantiere, è stato assolto. Ha patteggiato invece un anno e otto mesi di carcere l’ex amministratore delegato Paolo Pedrali, che avrà ancora un processo per non aver pagato l’Iva. Il giudice ha poi stabilito di concedere una provvisionale di 50mila euro alla parte civile, la Team srl. Una causa davanti al tribunale civile potrà determinare il danno patito.

LA LINEA difensiva della famiglia Careri è consistita nel tentativo di apparire una famiglia di sprovveduti. Hanno sostenuto di non aver mai capito nulla di barche, fiduciosi nelle qualità manageriali di Pedrali che, a parer loro, sarebbe stato il solo responsabile del disastro. Per questo, i difensori avevano chiesto l’assoluzione in quanto non c’era consapevolezza di mandare a carte quarantotto il Cantiere navale di Pesaro. Pedrali, avendo patteggiato, non ha spiegato niente. Invece avrebbe potuto dire come è stato possibile vedersi derubare la cassa del Cantiere attraverso finanziamenti cash ad una società satellite di Careri, la Fvh poi fallita, che nel gorgo dei debiti si fa «prestare» 7 milioni di euro dal Cantiere. Che aveva già un buco da 10 milioni. Il Cantiere in sostanza erogava credito mentre stava colando a picco, credito che ovviamente non ha più rivisto. Non contenta, la Fvh ha pure commissionato ai cantieri uno yacht (mai pagato) che ha pensato bene di vendere all’estero, nonostante diversi difetti di fabbrica per i quali il cliente ha poi vinto una causa da 9 milioni.

Un disastro totale, per fini personali, che ieri ha avuto anche il timbro del tribunale penale.

 



 

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