Basso Chienti inquinato, bonifica ancora in alto mare

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova Marche (Macerata), 11 giugno 2015 – Si torna a parlare del sito inquinato del basso Chienti a Civitanova grazie all’arrivo, questa mattina, dei componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta che si occupa di illeciti ambientali e attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Una ferita ventennale che ha costretto all’emergenza idrica e che è ancora aperta per cinque Comuni e due Province che chiedono un nuovo approfondimento sul Sir (sito inquinato regionale) che si estende su un’area di 26 chilometri quadrati.

Una vicenda che va risolta per la tutela della salute pubblica, come ha sottolineato l’assessore all’Ambiente del Comune di Civitanova Cristiana Cecchetti, che ha accolto la delegazione insieme al sindaco Tommaso Claudio Corvatta, al vicesindaco Giulio Silenzi e alla Giunta comunale.

Dopo l’iniziale sopralluogo sull’area fluviale, si è svolto l’incontro pubblico nella sala consiliare del Comune, alla quale hanno partecipato i referenti delle province di Macerata e Fermo, e dei Comuni di Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare e le associazioni ambientaliste del territorio.

Dopo le parole del Primo cittadino Corvatta, che ha aperto l’incontro, e la relazione introduttiva del presidente della Commissione Bratti, Gianni Corvatta dell’Arpa ha riepilogato venti anni di analisi sul suolo e sottosuolo, sulle sponde del fiume e in un tratto di zona marina, a seguito dell’inquinamento da tricloretano riconosciuto nel 1991, ma probabilmente antecedente.

“Il piano di caratterizzazione effettuato – ha detto il tecnico – è molto dettagliato, ma oggi c’è la necessità di un nuovo monitoraggio perché la zona va riperimetrata (è più ristretta) ed è meno inquinata. La situazione è quindi migliorata perché non si sono verificati altri sversamenti in falda, non vengono più usati i solventi del passato e molte aziende si sono dotate di sistemi di bonifica”.

Il punto centrale quindi resta quello dei finanziamenti che hanno subìto una battuta d’arresto, nonostante ci fosse un primo Accordo di programma con Regione e Ministero proposto dall’allora Presidente della Provincia Silenzi. In aula, nel ruolo di assessore del Comune, Silenzi ha rivendicato la validità di quel progetto preliminare redatto ad un costo di 3 milioni e mezzo di euro, ma poi lievitato ad oltre 10 milioni, per cause da accertarsi, con la successiva e diversa Presidenza maceratese e quindi bocciato a Roma.

L’unica strada da percorrere per molti dei presenti è redigere il progetto definitivo unificato, in accordo con la Regione (la cui Giunta non si è ancora insediata, ndr) che deve essere l’ente capofila. I Comuni, ai quali nel frattempo è passata la competenza, non hanno infatti le risorse per procedere singolarmente al risanamento ambientale, in quanto paralizzati dal rispetto del Patto di stabilità che impedisce l’accensione di mutui.



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