Battaglia per il 118, dirigenti nel mirino.«Hanno sbandierato numeri falsi»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 12 giugno 2015 – E’ guerra totale sulla rivoluzione dell’emergenza. Gli operatori del 118 tornano all’attacco, dopo che la direzione ha annunciato la riorganizzazione, in base alla quale medici e infermieri dovranno prestare servizio anche al Pronto soccorso. E la battaglia ora è sui numeri: i vari direttori, argomentando le modifiche, hanno portato appunto le cifre, affermando che gli operatori del 118 hanno una media giornaliera di 3,5 interventi. Ed è proprio su questo che si accende lo scontro. Perché i conti, clamorosamente, non tornano.

«Non si era mai vista una sfilata di direttori come quella del 4 giugno scorso – scrivono medici e infermieri –, per annunciare che finalmente i quasi nullafacenti del 118 avrebbero lavorato sodo come tutti i colleghi degli altri reparti». Il riferimento è appunto alla conferenza stampa, con l’annuncio della rivoluzione, cui hanno partecipato Paolo Groff, direttore del Pronto soccorsodi San Benedetto, Massimo Del Moro, direttore dell’Area vasta 5, Paolo Firmani, direttore del dipartimento di emergenza, e Massimo Loria, direttore del Pronto Soccorso di Ascoli, e Paride Flavio Postacchini, direttore del 118 e della centrale operativa di Ascoli.

«Tutti sanno che cosa è successo: ciascun direttore ha spiegato le ragioni di una indispensabile radicale riorganizzazione: la centrale operativa ascolana non serve più a niente perché le elaborazioni statistiche relative al 2014 dimostrano che nel turno giornaliero 8-20 il servizio 118 di Ascoli esegue soltanto 3,5 interventi sul territorio, contro i 10,5 di San Benedetto nel corso della giornata, quindi tanto vale che si trasferisca in pronto soccorso a occuparsi di codici bianchi e verdi».

Ed ecco il nodo dei numeri: «I dati elaborati dai direttori non sono veri – attaccano medici e infermieri –. I cinque super direttori hanno basato la loro analisi sulle statistiche del 2014 che registrano 1.413 interventi del 118 nei turni 8-20. Già qui sorge un problema di aritmetica: dividendo 1.413 interventi per 365 giorni si ottiene la cifra di 3,87 interventi diurni, ed è questa la prima forzatura: 3,87 è vicinissimo a 4 però dovendo minimizzare, i cinque del direttorio hanno preferito ridurre a un 3,5 più strumentabile sulla pubblica opinione raffrontandolo con i 10,5 interventi del 118 di San Benedetto. Vista la portata delle conseguenze, questa manipolazione dei dati è già di per sé inaccettabile. Eppure i vertici dell’Area Vasta 5 hanno fatto di più e di peggio usando un arzigogolo sul piano logico e aritmetico: il calcolo medio per la postazione 118 di Ascoli ha preso in esame la sola fascia oraria 8-20, invece per la postazione 118 di San Benedetto prende in esame le 24 ore in una città che controlla i comuni costieri e d’estate triplica la popolazione e ovviamente la media annuale di intervento si innalza in modo esponenziale. Svista o trucchetto? Sembrerebbe più probabile la seconda ipotesi: infatti applicando al 118 di Ascoli lo stesso criterio della Potes rivierasca, i dati sono ben diversi: non più gli spernacchiati 3,50 interventi giornalieri, ma una più che dignitosa media di 5,94 interventi, quasi il doppio di quelli sbandierati dal direttorio per giustificare la distruzione della centrale operativa. Ultima strumentalizzazione: il direttorio ha fatto una singolare equivalenza fra il numero degli interventi e il numero dei pazienti, quando tutti sanno che generalmente negli incidenti stradali e negli infortuni i pazienti sono ben più di uno. Inoltre, per essere seria, una statistica dovrebbe comprendere le distanze chilometriche, il tempo necessario per giungere sul posto e per “trovare” il paziente spesso sprofondato in un precipizio o infrascato in un bosco e il tempo indispensabile per stabilizzarlo».

Poi l’attacco finale. «Qui miseramente crolla il castello costruito dai cinque superdirettori – dicono gli operatori della Potes – basato sulla presunzione di nullafacenza degli operatori del 118 e sull’inutilità della centrale operativa. Qui frana la pretesa di inglobare nel pronto soccorso gli operatori del 118 che secondo i calcoli del dotto Loira & C. dovrebbero lavorare per almeno 9,30 ore nel suo pronto soccorso e sbrigarsela nelle restanti 2,30 ore per intervenire extra ospedale su codici gialli, rossi e rossi avanzati. Sarebbe ridicolo già considerare che 3,78 codici gravi possano essere liquidati in 2,30 ore, cioè in 40 minuti ciascuno, ma è folle ipotizzare che 5,94 codici gravi con un numero assai superiore di persone coinvolte possano essere soccorse in quei brandelli di tempo da parte di unità operativa già sfinita dalla “collaborazione” con il pronto soccorso. Ma come diavolo hanno fatto i cinque superdirigenti e relativo codazzo di consulenti a commettere questo madornale errore? O il superdirettorio ha manipolato i dati per giustificare l’operazione di smantellamento della centrale operativa e la fagocitazione del 118 (e in questo caso la Procura potrebbe inarcare un sopracciglio), oppure lo ha fatto per errore oppure non ha controllato e in questo caso sarebbe lecito interrogarsi sulla responsabilità nonché, nella fattispecie, sulla credibilità di questi dirigenti e dei relativi staff. Quanto meno un ripasso delle divisioni di terza elementare. E il modo ancor ci offende».



LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Le quadrelle 

Precedente Omicidio Sarchiè, la confessione di Farina: «Ho sparato io, mio figlio non c’entra» Successivo Gp Catalogna, Valentino Rossi solo undicesimo