Bentornato a casa ANDREA!!!

(Fonte LA REPUBBLICA)

Lerici, liberato Andrea Calevo
Sequestrato da un collega

Un blitz di polizia e carabinieri ha liberato Andrea Calevo, sequestrato il 16 dicembre scorso. Fermate tre persone tra cui un imprenditore edile ritenuto l’ideatore del rapimento. Sono stati incastrati dall’ordinazione di una pizza a domicilio. Il giovane tenuto prigioniero in uno scantinato senza finestre nella periferia di Sarzana, a pochi chilometri da casa. I sequestratori avevano chiesto otto milioni di riscatto

di BRUNO PERSANO e LUIGI SPEZIA

Lerici, liberato Andrea Calevo Sequestrato da un collega

Andrea Calevo con la sorella Laura e la fidanzata Ines subito dopo la liberazione

Libero. Dopo 15 giorni di prigionia in uno scantinato senza finestre, un blitz di polizia e carabinieri ha liberato l’imprenditore edile Andrea Calevo di La Spezia. Ha vissuto incatenato nella cantina di un altro imprenditore edile alla periferia di Sarzana, a pochi chilometri dalla villa di Lerici dove il 16 dicembre scorso, tre uomini armati, lo avevano sequestrato.

LE FOTO: Calevo libero la prigione

“Sto bene ma ho avuto paura di morire”, sono state le prime parole che ha pronunciato con la voce rotta dall’emozione Andrea Calevo. “Dove ero rinchiuso non vedevo televisioni né giornali. Due giorni fa ho creduto veramente di non riuscire più a tornare a casa. Adesso voglio ringraziare gli inquirenti per quello che hanno fatto e voglio rivedere mia madre. Non conoscevo la voce di nessuno dei miei carcerieri, né tantomeno quella di Destri. Ho saputo che è stato un cliente della nostra azienda, ma non ho mai avuto rapporti diretti con lui”.

VIDEO: “Ero chiuso in una stanzetta”

I carcerieri – Per il sequestro sono state già fermate tre persone, l’anziano imprenditore edile di Sarzana Pierluigi Destri, 70 anni, ritenuto l’ideatore del sequestro, che abita nella casa dove il collega era prigioniero; suo nipote Davide Bandoni, 22 anni, disoccupato, nel giro della droga “anche come assuntore” (foto su Fb con l’accetta), e un giovane albanese, Fabjion Vila, 20 anni, operaio edile, che vive nel centro di Sarzana. Gli inquirenti sono però convinti che alla banda fossero affiliati almeno altre due o tre malviventi. Quella domenica sera, quando Andrea Calevo fu rapito, a trascinarlo sull’auto furono dei giovani dall’accento slavo e sono quei malviventi che ora cercano gli inquirenti.

La telefonata e la lettera del riscatto – Il primo contatto con la famiglia, i rapitori l’hanno avuto un giorno dopo il sequestro. Da una cabina telefonica a Pisa, proprio l’anziano imprenditore capobanda ha telefonato nella villa Calevo: “Preparate i soldi”, ha detto. Poi ha riattaccato. Qualche giorno dopo, il 21, è stata recapitata alla madre dell’ostaggio una lettera spedita presumibilmente un piao di giorni prima, forse da Alessandria, in cui si chiedevano otto milioni di euro di riscatto; e per rendere più convincente la richiesta, si aggiungeva una breve lettera dell’imprenditore rapito in cui Andrea Calevo implorava la madre di accettare.

“Ma nessun riscatto è stato pagato”, ha precisato il capo della Procura di Genova, Michele Di Lecce (video). I beni della famiglia erano stati sequestrati e “non c’è mai stato disaccordo tra i familiari e le forze dell’ordine – ha aggiunto il magistrato – sul modo con cui condurre l’indagine”.

Incastrati da una pizza – Partendo dalla telefonata, carabinieri del Ros e agenti del Sco, i reparti specializzati dell’Arma e della Polizia di Stato, hanno tenuto sotto controllo un centinaio di conoscenti della famiglia Calevo: “Sono state registrate centinaia di ore di conversazioni, pedinati decine di persone, perquisite case e campi rom, prodotti decine di filmati e ascoltati i colloqui di un numero ragguardevole di persone – spiegano gli inquirenti – alla fine abbiamo ristretto il campo a poche persone e individuato anche l’indirizzo della prigione”. La conferma che Andrea Calevo era nell’abitazione alla periferia di Sarzana, è arrivata dall’intercettazione di una “recentissima” conversazione telefonica nella quale il padrone di casa, Pierlugi Destri, ordinava una pizza a domicilio. Non era per né per lui né per l’altro carceriere: quella pizza era proprio per Calevo nascosto nello scantinato della villetta.

Minacce e schiaffi – Durante la prigionia, l’ostaggio è stato trattato “relativamente bene”, hanno detto gli inquirenti. “Solo qualche schiaffo nelle prime ore dopo il sequestro e poi qualche minaccia proferita dai sequestratori e intercettata dagli inquirenti “ma non erano minacce di ucciderlo perché non c’era nessun interesse ad uccidere l’ostaggio” ha spiegato il capo dello Sco Maria Luisa Pellizzari.

“Sono qui, liberatemi” – Quando, stamani, agenti e carabinieri dei reparti speciali hanno fatto irruzione nella villa di Destri, l’ostaggio era solo: non c’era nessun carceriere a piantonare la cantina dove Andrea Calevo era incatenato. La porta dello scantinato era nascosta da alcuni mobili. Quando l’ostaggio ha udito le voci degli agenti ha cominciato a battere colpi sul pavimento per far individuare subito il suo nascondiglio.

Il ministro: “Vince la sinergia tra carabinieri e polizia”. Soddisfazione per il risultato dell’operazione è stata espressa dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che ha lodato “la sinergia vincente tra carabinieri e polizia” (audio)

Quella mistreriosa scomparsa del dipendente di Destri -Pierluigi Destri, la ‘mente’ del sequestro di Andrea Calevo, era già finito sulle pagine dei giornali tre anni fa per la scomparsa di un suo ex dipendente marocchino (tuttora non ritrovato; del caso si occupò a suo tempo anche ‘Chi l’ha visto?‘). Mohammed Cherkaoui, all’epoca 50enne, era scomparso da Sarzana il 29 settembre 2009. Per sua moglie, Zobida Sedki, quel giorno si sarebbe dovuto incontrare con il suo ex datore di lavoro che gli doveva circa 9.000 euro tra arretrati e liquidazione: insieme avrebbero raggiunto la Svizzera per prelevare i soldi ma, interrogato dalla polizia, Destri disse che si era incontrato col marocchino solo per dargli un passaggio alla stazione di La Spezia. E non era lui a dover dare soldi al capomastro, bensì era l’ex dipendente a dovergli i 9.000 euro. La vicenda è tuttora insoluta.

LE FASI DEL SEQUESTRO

Quel 16 dicembre – Patron della società edile Calevo Nestore & Figlio srl fondata 120 anni fa dal bisnonno, Calevo era stato portato via da almeno tre banditi armati che lo avevano atteso la notte del 16 dicembre davanti alla sua villa. Minacciandolo con le pistole lo avevano costretto a farsi aprire la casa: legarono la madre, si fecero aprire la cassaforte e portarono via 3.000 euro. Poi, uno di loro, con accento slavo, aveva detto alla donna: “Ora lo portiamo con noi, te lo rimandiamo presto”. Fuggirono con la sua auto, una Audi A1, che venne ritrovata poco dopo nel fiume Magra non distante dal luogo del rapimento. Poi silenzio: non ci sarebbero state richieste di riscatto.

Gli appelli della famiglia – In questi giorni di attesa, per due volte la sorella Laura ha lanciato appelli ai rapitori “Fateci sapere se Andrea sta bene”. La frase è sempre stata questa. Hanno temuto i familiari ma anche gli investigatori per questo sequestro che, dal primo giorno, definirono ‘anomalo‘. Ma con il passare dei giorni il procuratore Di Lecce si è mostrato “cautamente ottimista“.

(31 dicembre 2012)

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Libero-SubitoOra visto che per Andrea Calevo ha funzionato il nostro banner, andiamo avanti chiedendo la liberazione immediata dell’ing. MARIO BELLUOMO RAPITO IN SIRIA IL 16 DICEMBRE……..

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