Buon Compleanno a Diana Ross

Diana Ross

Diana Ross (il cui nome completo è Diane Ernestine Earle Ross) nasce il 26 marzo 1944 a Detroit, figlia di Ernestine, un’insegnante, e di Fred, un ex militare dell’esercito americano (che però lei conoscerà solo dopo il suo ritiro dalla Seconda Guerra Mondiale). Il suo nome all’anagrafe è Diana, anche se in realtà sua madre aveva intenzione di chiamarla Diane: un errore sul certificato di nascita, insomma, è alla base del suo nome d’arte, benché in famiglia l’abbiano sempre chiamate Diane.

Dopo aver studiato design con l’intenzione di diventare stilista presso la Cass Technical High School della sua città, Diana lavora presso i grandi magazzini Huston, prima dipendente nera di quel posto. Quando si diploma, un semestre prima rispetto ai suoi compagni di classe, nel 1962, Diana ha già iniziato a cantare nelle Primettes, un gruppo di vocalist composto da Mary Wilson, Florence Ballard e Barbara Martin, che nel 1961 ha preso il nome di The Supremes e ha firmato un contratto con la casa discografica “Motown Records”.

Il successo arriva con “Where did our love go?”: si tratta della versione britannica del disco “Meet the Supremes” (pubblicato nel 1964), che solo in Inghilterra sfonda il muro delle 900mila copie vendute, mentre negli Usa supera quota due milioni. I singoli estratti sono “Where did our love go?”, “Baby love” e “Come see about me”, tutti numeri uno nelle classifiche statunitensi. Alla fine degli anni Sessanta, la fama di Diana ha raggiunto livelli mondiali: e livelli altrettanto eccezionali ha raggiunto anche la sua rivalità con Barbra Streisand.

Alla fine del 1968 The Supremes hanno già venduto qualcosa come cinquanta milioni di album, e vengono chiamate a cantare in Inghilterra davanti alla Famiglia Reale (ma tra gli spettatori ci sono anche Roman Polanski, Cat Stevens e Paul McCartney). Dopo “Diana Ross presents The Jackson 5”, del 1969, l’artista intraprende la carriera da solista nell’anno successivo. Ottenuta una nomination ai Grammy Award, nella categoria “Miglior cantante soul femminile”, grazie al brano “Ain’t no mountain high enough” (che circa tre decenni più tardi verrà utilizzato nel film “Il diario di Bridget Jones”, insieme con “You are everything”, cantata con Marvin Gaye), si guadagna prestigiosi riconoscimenti anche al cinema: è il 1973, infatti, quando il film “La signora del Blues” le permette di essere nominata agli Oscar come miglior attrice protagonista, in virtù della sua interpretazione della celebre cantante jazz Billie Holiday, che le varrà anche una nomination ai Nyfcc Awards e ai Bafta Awards e la conquista del Golden Globe.

La pellicola, interpretata con Richard Pryor e Billy Dee Williams, negli Usa guadagna al botteghino più di venticinque milioni di dollari, superando ogni record di incasso, e oltre alla candidatura di Diana Ross ottiene agli Oscar altre quattro nomination, inclusa quella per la migliore colonna sonora, da lei stessa interpretata. In Europa, il film verrà eletto “miglior film straniero” al Festival del Cinema di Venezia.

Divenuta la prima cantante nera a comparire in copertina su “Rolling Stone”, dopo il successo di “Do you know where you’re going Todel” (presenta nella pellicola “Mahogany”, in cui recita), nel 1976 dà alle stampe il singolo “Love hangover” e viene proclamata “Female entertainer of the XX century” da “Billboard”. Due anni dopo vince un Tony Award per lo spettacolo “An evening with Diana Ross”, mentre il film “The wiz” (remake de “Il mago di Oz”) le consegna una nomination come migliore attrice ai Saturn Award.

Gli anni Ottanta si aprono con le ottime vendite di “Upside down” e “I’m coming out”, e le regalano la stella sull’Hollywood Walk of Fame e una nomination per la migliore canzone internazionale dell’anno ai Juno Awards: la canzone è, ovviamente, “Endless love”, interpretata con Lionel Ritchie. Sono, quelli, anni di collaborazioni importanti: si ricordano quella con Michael Jackson per “Muscles”, con Julio Iglesias per “All of you”, ancora con Michael Jackson (e Chain Reaction) per “Eaten alive”. Tornata a esibirsi, nel 1991 (anno di “When you tell me that you love me”), davanti alla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, due anni più tardi entra addirittura nel Guinness dei Primati, in quanto “artista femminile di maggior successo di sempre”, grazie al numero di singoli e di dischi entrati in classifica nel Regno Unito e negli Usa: solo Oltremanica, infatti, ha conquistato ventotto Dischi d’Argento, diciotto Dischi d’Oro e otto Dischi di Platino.

Ottenuta una nuova stella sulla Walk of Fame di Hollywood (questa volta come Diana Ross & The Supremes), partecipa al film tv “Fuori dall’oscurità” (titolo originale: “Out of darkness”), che le vale una nomination ai Golden Globe. È il 1995: nello stesso anno, pubblica “Take higher” e vince un Soul Train Lifetime Achievement Award, aprendo inoltre la finale di Rugby League tra Australia e Inghilterra in scena allo stadio Wembley di Londra. Poco dopo, mentre il pubblico ha modo di apprezzare il suo rifacimento di “I will survive”, celebre successo di Gloria Gaynor, il principe Alberto di Monaco le consegna il World Music Lifetime Achievement Award, meritato per il “contributo enorme dato, nel corso della sua carriera, all’industria discografica mondiale”;nel 1998, invece, si aggiudica il Songwriter Hall of Fame Hitmaker Award. Poco dopo produce e interpreta “Il prezzo della gloria” (titolo originale: “Double platinum”), film tv in cui veste i panni di Olivia, cantante di successo che vent’anni prima ha abbandonato la figlia ancora in fasce per non perdere il successo, e che ora desidera incontrare.

La fama di Diana Ross rimane inalterata anche negli anni Duemila, come dimostra il fatto che nel 2005 uno dei marchi di “Estèe Lauder Companies”, “Mac Cosmetics”, la sceglie come icona di bellezza chiamandola per la produzione di una nuova linea di cosmetici: poche settimane dopo, la cantante riceve la cittadinanza onoraria da Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi. Dopo aver ricevuto il Bet Lifetime Achievement e il John F. Kennedy Center for the Performing Arts Honors Award, nel 2012 vede la propria carriera definitivamente consacrata dal Grammy Lifetime Achievement.

FONTE BIOGRAFIEONLINE.IT 

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