“Calci e pugni all’inquilina incinta”, 46enne nei guai

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Civitanova, 15 ottobre 2014 – Botte, minacce, ingiurie e sabotaggi contro l’inquilina, che non voleva dargli i soldi in più che pretendeva. Le percosse non l’avrebbero risparmiata neppure quando lei era incinta. Per questo è sotto processo l’anconetano Emanuele Carosi, 46 anni.

I fatti, che sarebbero successi tra l’agosto e il settembre dell’anno scorso, sono finiti ieri all’esame del giudice Minerva del tribunale di Macerata. Le accuse di cui deve rispondere l’imputato sono stalking, lesioni, tentata estorsione e violazione di domicilio. Tutto sarebbe nato da un disaccordo sul canone mensile: il proprietario, secondo l’accusa, voleva che l’inquilina, una giovane brasiliana, pagasse di più di quanto concordato, oppure se ne andasse. Per costringerla, più volte le avrebbe sabotato gli impianti elettrico e idrico, lasciandola così all’improvviso senza luce e acqua. E di fronte alle proteste della donna, l’avrebbe insultata e minacciata: «P… di m…, tu devi pagare, se ti permetti di riattaccarla io ti butto di sotto a calci». 

E calci e pugni avrebbe infatti utilizzato contro di lei, senza curarsi neppure delle conseguenze del fatto che la giovane fosse in attesa di un bambino. L’accusa di tentata estorsione riguarda la pretesa violenta di avere più soldi rispetto quelli concordati per l’affitto. Infine, il reato di violazione di domicilio è stato contestato perché il proprietario si sarebbe tenuto le chiavi dell’appartamento affittato, e sarebbe entrato di nascosto allo scopo di fare i sabotaggi degli impianti. Ieri mattina in tribunale per Carosi si è aperto il processo, nel quale la brasiliana si è costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Brandoni. L’avvocato Marco Bigoni ha provato a contestare sia la costituzione di parte civile che la lista testi dell’avvocato Brandoni, ma le sue eccezioni sono state respinte. Nella prossima udienza dunque, a giugno, si inizieranno a sentire i testimoni dell’accusa. 



 

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