Calcinaro: "Cercherò il dialogo che è mancato, al lavoro senza bacchetta magica"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 16 giugno 2015 - L’abbraccio col padre e l’orgoglio di essere fermano, la colazione alle quattro del mattino alla pasticceria dei Del Papa, una camicia azzurra e la voglia di scherzare. È il sindaco Paolo Calcinaro (foto) il giorno dopo, quattro ore di sonno e un’infinità di strette di mani e di pacche sulle spalle e per tutti è ancora solo e semplicemente Paolo, «hai fatto uno sfracello», gli dice qualcuno appena si affaccia in piazza. Una piazza che trova piena di auto e di furgoni: «Non la voglio vedere così la piazza in piena stagione estiva, magari ci potranno essere momenti per il parcheggio, d’inverno, per il transito, per i fornitori. Ma d’estate si tiene come un gioiello che i turisti possano fotografare»». 

Prima dichiarazione da sindaco e la confessione di un peso grande, di un senso di responsabilità che ha sentito fin da subito, conferma?
«Stamattina mi ha chiamato il Prefetto a casa ed è stata un’altra bella emozione. Nella notte non sono riuscito a versare neppure una lacrima, mi sono sentito già al lavoro». 

E poi le battute.
«Abbiamo avuto una percentuale bulgara: qualcuno mi accuserà di ritorno al vetero comunismo? Del resto hanno detto di tutto su di me, forse un giorno pubblicherò il bestiario di queste ultime settimane di campagna elettorale». 

Rancore nei confronti del Pd? 
«In realtà no, non credo che Manolo Bagalini e i suoi abbiano potuto pensare ad una campagna elettorale tanto feroce, del resto dalle dichiarazioni del dopo voto si capisce che c’è ancora chi non ha capito niente. Chi ancora si mette sulle barricate e continua a non rendersi conto di quello che ha chiesto la città, con forza. Sono andati avanti con le bugie e questo significa che le progettualità erano cadute e si pensava solo a vincere, a tutti i costi». 

Tante le cose da fare, ancora abbracci e strette di mano e congratulazioni in ogni angolo, anche con l’ex assessore Matteo Tomassini. Da dove partire? 
«Scaramantico come sono non avevo per nulla pensato a sistemare il mio ufficio da avvocato, nel primo pomeriggio lo farò e poi cominceremo a ragionare sulla squadra, abbiamo idee precise. Intanto Francesco Trasatti sta già cominciando a ragionare sui suoi settori, la cultura e il turismo, sta già facendo il riscaldamento con la tuta che ci sarà da pedalare un bel po’». 

Nemmeno le magliette con la scritta abbiamo fatto ‘Piazza pulita, sono farina del suo sacco, porta sfortuna celebrare in anticipo. Si gira a guardare la piazza con i furgoni, ancora a rammaricarsi. Come la mettiamo con la piazza? 
«Piazza pulita è pulizia e bellezza, è l’agorà come risorsa vera. La città ha voluto cambiare, non abbiamo la bacchetta magica ma ci proveremo con tutto quello che abbiamo. Non abbiamo steccati ideologici né veti di partito, lavoreremo con chiunque abbia la buona volontà, parlerò meno con chi insulta e scredita. Il dialogo, la prima cosa, quello che è mancato alla passata amministrazione, l’errore che non faremo». 

Alla festa della vittoria c’era pure nonna Luce coi suoi 90 anni e l’energia di fare ancora campagna elettorale, la telefonata più gradita è quella di Giambattista Catalini che si è messo a disposizione per le questioni che riguardano la sanità. «Oggi – conclude – sento che tutta Fermo mi ha voluto, non ci sono zone della città che si sono tenute distanti. Ne sento forte il peso e la responsabilità. Lavoreremo con grande entusiasmo». 



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