Calzaturificio, Fratesi e la crisi in Ucraina: “Se non finisce sono guai grossi”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Pesaro, 6 settembre 2014 – L’embargo russo per i prodotti europei e americani del settore della moda e delle calzature, preoccupa chi da anni ha investito nella produzione calzaturiera, come Onelio Fratesi, con il marchio Nila&Nila, ora gestito insieme ai figli Michele e Giorgia.

Fratesi, come stanno andandando le cose per la sua azienda in questi giorni?

«Siamo molto preoccupati per la situazione che si è creata in Russia e in Ucraina, ma vorrei subito sottolineare una cosa. Dal 1°settembre è scattato l’embargo per i prodotti della moda e calzature solo per la Russia. I privati, possono continuare ad acquistare, ma se la situazione non dovesse migliorare a breve, il passo per allargare l’embargo a tutti potrebbe non essere lontato».

A quel punto sarebbero guai seri per la vostra azienda?

«Esatto, noi lavoriamo moltissimo con i paesi dell’Est ed è praticamente il maggiore mercato a cui ci rivolgiamo per i nostri prodotti».

Quanto incide sul vostro fatturato?

«Possiamo dire che il mercato russo varia tra il 40-45% sul nostro intero fatturato, per cui ci auguriamo davvero che si trovi una soluzione politica. Sempre in Russia siamo presenti con due punti vendita Nila&Nila sia a Sofia che a Mosca. La prossima settimana ad esempio, saremo presenti in due fiere che si terranno a Mosca. E alla fine del mese ce ne sarà un’altra».

Eravate presenti anche al Micam, che si è concluso da poco?

«Ovviamente. Alla fiera di Milano c’è stata una riduzione di presenze russe di circa il 25%. E proprio lì abbiamo incontrato dei nostri clienti Ucraini che ci hanno raccontato che stanno vivendo delle situazioni davvero insostenibili nel loro paese. Proprio per questo, abbiamo subìto negli ultimi tempi una riduzione di clienti dell’Est e stiamo cercando di muoverci al meglio anche in altri mercati, come stiamo facendo ormai da anni».

Quali sono?

«Ci rivolgiamo ad esempio anche all’Africa, al Nord Europa ma anche al Nord America. Solo lo scorso anno siamo stati presenti in 33 fiere in tutto il mondo, da Kiev a Istambul, da Monaco a Tokyo, solo per citare alcuni esempi. Abbiamo inoltre aperto due negozi monomarca in Kazakistan, ad Almaty ed Astana e siamo presenti anche in Egitto, a Sharm El Sheik».

Investire sull’estero è quindi anche per voi l’unico modo per resistere alla crisi?

«Il mio primo viaggio in Ucraina risale ai primi anni ’90, solo in Russia avrò fatto circa 250 viaggi. Poi siamo andati alla scoperta di numerosi altri mercati ed è ovvio che di fronte a noi abbiamo trovato un mondo di opportunità. Oggi non possiamo però dire, che anche per noi la situazione è complicata, perchè non ci si può mai permettere di sbagliare. Ma noi con il Made in Italy, che ci invidiano davvero in tutto il mondo abbiamo un grande vantaggio, che i nostri competitors, come i Turchi, ad esempio o i Cinesi, certo non hanno».



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