Cambiano nome alla figlia Jihad

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 12 marzo 2015 – Grandi occhi neri, capelli ricci, anfibi, il classico look di qualsiasi ragazzina di 10 anni. L’unica cosa che poteva renderla diversa, sottoporla al giudizio ingiustificato degli altri era il suo nome: Jihad. Per questo i genitori, una coppia originaria del Marocco ma residente in una cittadina della provincia, per evitare che la piccola potesse avere problemi in futuro, hanno deciso di cambiarle nome in Giada. La richiesta è stata avanzata alla Prefettura che non ha riscontrato alcun motivo per bocciarla, anzi ha precisato come il termine «sia correlato, in alcuni contesti, ad eventi spiacevoli e può pertanto condizionare negativamente le relazioni sociali della bambina».

«Jihad è un nome molto diffuso nella cultura musulmana – spiega Ahmed, papà di Giada – e significa ‘esercitare il massimo sforzo per fare del bene’. Un’accezione positiva, quando noi musulmani pensiamo alla Jihad, infatti, pensiamo all’impegno verso la famiglia, a un padre che si toglie il cibo di bocca per sfamare i propri figli, nulla di tutto quello che vediamo in televisione. Nelle altre culture si tende a confondere, a far passare tutto come negativo, mentre i terroristi che uccidono solo per soldi non hanno nulla che vedere con la nostra religione o con le nostra cultura. Ecco perché, per evitare che nostra figlia crescendo potesse incontrare dei problemi solo per il nome, abbiamo pensato di fare così».

Anche perché Giada era un nome che i genitori hanno sempre avuto in testa. «Quando sono andato all’anagrafe a registrare la piccola – racconta Ahmed – ero assieme a mio figlio e gli ho chiesto: ‘Come vogliamo chiamarla Giada o Jihad?’. Lui mi disse Jihad e così l’abbiamo registrata». Ahmed, arrivato nelle Marche alla fine degli anni Ottanta per studiare, ora vive con la moglie e i quattro figli nel Maceratese e lavora come operaio, oltre ad essere responsabile provinciale di un sindacato per immigrati e non ha mai avuto problemi di integrazione. Ma la piccola Giada racconta come qualche compagno di scuola non le abbia risparmiato battute sul nome. «Prima di prendere qualsiasi decisione lo abbiamo chiesto a lei – aggiunge Ahmed – , se non avesse voluto cambiare nome non l’avremmo mai fatto». Ma Giada non ha avuto problemi, si gode il nuovo nome e continua a frequentare la scuola con ottimi voti. «Oggi la nostra casa è qui – ammette Ahmed –. In Marocco ci torniamo per le vacanze».



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