Camera di Commercio, a rischio 50 posti di lavoro

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 29 marzo 2016 - Il personale della Camera di commercio di Macerata (cinquanta dipendenti), in sintonia con quello delle altre sedi in tutta Italia, ha indetto lo stato di agitazione per sottolineare la propria contrarietà a quella che considera «una non riforma». Chiaro il riferimento al decreto legislativo per il riordino del sistema camerale che il governo guidato da Matteo Renzi dovrebbe varare nei prossimi giorni. «Secondo la bozza del decreto – si legge in una nota della Rsu della Camera di commercio – il governo, dopo aver già ridotto del cinquanta per cento le entrate ridurrà drasticamente anche  le funzioni delle Camere».

Un progetto che, secondo i suoi detrattori, mette gravemente a rischio una serie di preziose attività. «Ciò – lamentano dalla Camera di commercio – significherà dire addio a contributi e finanziamenti alle imprese, niente più sostegno all’internazionalizzazione e ai Confidi, addio ai servizi di conciliazione e mediazione, niente più camere arbitrali, servizio di marchi e brevetti, laboratori di formazione per studenti, borse di studio per l’Alternanza Scuola-Lavoro all’estero, niente più Informazione Economica e Open Data». I lavoratori della Camera di commercio di Macerata manifestano la propria «indignazione per l’assurdo spreco di competenze e capacità operative» cui la riforma condurrebbe.

«La riforma, così concepita – si legge nella nota dei rappresentanti sindacali – colpirà la maggioranza delle piccole e medie imprese le quali, a fronte di un risparmio medio di circa cento euro all’anno, perderanno importanti servizi a loro rivolti. Siamo a favore di una riorganizzazione, e lo prova il fatto che la Camera di commercio di Macerata è stata la prima in regione ad aver deliberato la volontà di accorparsi a Fermo e Ascoli per ottimizzare i costi di funzionamento e liberare risorse utili». «Ma deve essere una riforma che guardi all’efficienza e non allo smantellamento di una amministrazione pubblica che funziona e che si autofinanzia senza gravare sul bilancio dello Stato». C’è poi il fronte occupazionale e i sindacati esprimono poi la loro «preoccupazione per il destino lavorativo di oltre tremila dipendenti a livello nazionale destinati agli esuberi e che dovranno essere ricollocati andando, contrariamente a quanto avviene oggi, a pesare sulle casse dello Stato».

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