Cantieri Navali Fanesi, ci sono 146 famiglie che rischiano il naufragio

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fano, 20 febbraio 2015 -Centoquarantasei famiglie con il fiato sospeso. Si respira aria pesante al porto di Fano dove domani mattina presto i sindacati Cgil Cisl e Uil, con i rappresentanti Rsu della Cantieri Navali Fanesi, incontreranno il curatore fallimentare della Camm. Tutti i lavoratori della Cantieri Navali Fanesi, infatti, provengono dal contratto d’affitto (di ramo d’azienda) del 2012 con la Camm, ditta fanese specializzata nella lavorazione della vetroresina che negli ultimi anni ha vissuto una vicenda tormentata partita con l’assorbimento da parte della Ferretti e terminata a dicembre con la dichiarazione di fallimento. La preoccupazione dei sindacati è che se si arriva per i Cantieri Navali Fanesi ad una definizione di impossibilità di proseguire l’attività produttiva… è possibile il ritorno di tutti i 146 dipendenti all’azienda madre, il che significherebbe per loro la preclusione degli ammortizzatori sociali.

Tra le tante famiglie della Cantieri Navali Fanesi che in questi ultimi mesi hanno perso il sonno c’è quella di Giovanni Aigotti, 49enne residente ad Urbino, assunto 9 anni fa come addetto alle pulizie. «Speriamo che i sindacati riescano a pararci almeno il fondoschiena – dice fuori dai denti –. Siamo in solidarietà già da due anni, con mensilità in arretrato che ci vengono pagate con il contagocce.

Ora mi stanno pagando le ore di dicembre: 300 euro divisi in 42 euro a settimana». Negli ultimi due anni ha lavorato ben poco Aigotti, guadagnando una miseria che non gli permette di fare una vita normale. «Ultimamente lavoravo due giorni al mese – racconta –. Ho una moglie disoccupata e una figlia di 13 anni. Non mi vergogno a dire che da 7 mesi sto andando alla Caritas. Da quando due anni fa è iniziata la solidarietà… se prima almeno una volta al mese andavo a mangiare una pizza con la famiglia, adesso niente. Ma fosse solo quello. Mi pare di esser tornato a quando avevo 10 anni: lavorava solo mio padre e si tirava la cinghia, ma il lavoro si trovava volendo. Il mio problema è che sono stato assunto come invalido. Ho l’80% di invalidità perché ho subito un intervento al cuore. Per me è ancora più difficile trovare lavoro».

La voglia di certo non manca. «Vivo ad Urbino. Tutte le mattine per 9 anni mi sono svegliato alle 3.30 per essere alle 8 a lavorare, facendo la strada con i mezzi pubblici. Ora ho sogni che non posso realizzare. Sono originario di Torino e a dicembre farò 50 anni: mi sarebbe piaciuto poter andare a festeggiarli su con mia madre e la famiglia. Ma più mi spiace per la mia bambina che non possiamo accompagnare dalle amiche quando vuole uscire perché abbiamo dovuto fermare la macchina… mancano i soldi per pagare l’assicurazione. Mai mi sarei immaginato di ridurmi così nella vita».



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