Capodanno al gelo, ragazza 24enne rischia di morire in stazione

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 2 gennaio 2015 – Stava morendo di freddo, giovane nigeriana salvata e portata in ospedale. L’altro Capodanno racconta una pagina triste. Mentre gli anconetani si abbuffavano e si scambiavano baci e auguri, Emily, 24enne di origini nigeriane rischiava di non risvegliarsi nel suo bivacco di fortuna alla stazione ferroviaria di Ancona.

Sono stati alcuni ‘colleghi’ senza tetto, anch’essi di origini africane, a segnalare lo stato di pericolo per la ragazza e a consentire il soccorso e il trasporto all’ospedale di Torrette.

Una grande busta di plastica e pochi effetti: ecco il mondo di Emily, un capodanno senza botti, senza regali, senza speranze e senza una parola di conforto. Una storia incredibile quella di Emily, da quasi quattro anni in Italia, sola, senza un appoggio da persone amiche, in continuo peregrinare lungo il Paese. Nei giorni scorsi la ragazza è arrivata ad Ancona e proprio qui è stata sorpresa da uno dei periodi più freddi che si ricordino. Emily ormai è abituata alla vita di strada, anche se in fondo non ci si abitua mai ad un inferno simile. Il capoluogo dorico si è trovato impreparato per l’emergenza freddo nei confronti dei senza tetto.

L’amministrazione comunale ha aumentato di 10 posti l’ospitalità al centro ‘Un tetto per tutti’, ma i clochard che in queste settimane gravitano in città sono almeno un centinaio. Casa de’ Nialtri, l’associazione vicina ai senza casa, ha denunciato questa carenza e forse nei prossimi giorni, grazie all’interesse della Regione e della Protezione civile, alcuni posti in più potrebbero essere reperiti. Mancano i posti per i clochard e le donne in questo senso hanno un problema in più.

A 25 anni Emily l’altra sera, poco prima che i tappi di spumante saltassero, è stata soccorsa dalla Croce Gialla e portata a Torrette.

Per sconfiggere il freddo polare si era rifugiata alla stazione ferroviaria, non abbastanza per salvarsi, dopo giornate trascorse all’addiaccio. La sua salvezza sono stati i sanitari e il trasporto al pronto soccorso.

Qui ha trascorso la notte, rifocillata e curata, e una volta che si è ripresa ha lasciato l’ospedale e, grazie all’interesse di alcuni operatori sanitari, indirizzata in una struttura di accoglienza.



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