Cappellari: «Dissi io a Meneghin di rimanere a terra, poteva giocare»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Pesaro, 7 Novembre 2014

DOPO 25 anni finalmente arriva una sostanziale verità. Toni Cappellari, general manager della Philips Milano ai tempi della moneta che colpì il giocatore Dino Meneghin sul finire del primo tempo della prima partita di playoff del campionato di basket 1988 -1989 giocata a Pesaro contro la Scavolini, ha “confessato” chiaramente quanto accadde allora.

«SÌ, LA DECISIONE è stata mia – ha detto Cappellari in una intervista rilasciata all’emittente pesarese Radio Città – , sono stato io a dire a Meneghin di rimanere giù a terra dopo essere stato colpito dalla moneta, perché ero certo che in caso di reclamo avremmo avuto la partita vinta per 2 a 0. Lui avrebbe potuto giocare, io non glielo permisi perché allora nel palazzo dello sport di viale dei Partigiani di Pesaro, così come in molti altri campi, arrivavano in campo gragnole di monetine e non volevo tornarci a giocare di nuovo per la terza partita di playoff. Dopo di allora queste cose sono oggi rarissime su tutti i campi».

AL di là delle motivazioni di Cappellari (su cui si può benissimo eccepire), è la conferma di un’operazione fraudolenta messa in piedi dall’Olimpia per in qualche maniera ingannare la giustizia sportiva. A proposito di Meneghin che nel suo libro autobiografico curato da Flavio Vanetti ha nel 2011 ammesso che quella sera a Pesaro sarebbe stato benissimo in grado di continuare a giocare, l’ex general manager dell’Olimpia Cappellari ha commentato: «Sicuramente si è trattato di una dichiarazione inopportuna, ma che va comunque lodata l’onestà sconcertante da lui messa in mostra nell’occasione». Sconcertante davvero, essendo all’epoca Meneghin presidente della Fip.



 

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