Carabiniere ucciso, il collega arrestato insiste: "Una tragica fatalità"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 17 luglio 2015 - «Lo ripeto: è stato solo un tragico incidente». Emanuele Armeni, arrestato con l’accusa di aver ucciso il collega Emanuele Lucentini, ha tenuto ferma la sua ricostruzione su quanto avvenuto alle 8 di mattina del 16 maggio scorso alla caserma di Foligno (FOTO), nell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto ieri in carcere a Spoleto. Secondo l’accusa, quel giorno Armeni, 38 anni, appuntato, avrebbe esploso un colpo con la mitraglietta M12 S2 un colpo contro il collega Lucentini, appuntato scelto di 50 anni, originario di Tolentino, al momento di smontare dal turno di notte per il Nucleo radiomobile della Compagnia di Folingo.

Contro Armeni ci sono i risultati dell’autopsia, secondo la quale il proiettile avrebbe avuto una traiettoria orizzontale, e soprattutto della perizia balistica, che avrebbe escluso la possibilità di un colpo partito per errore: la mitraglietta funzionava perfettamente, ha un doppio sistema di sicurezza e ci vuole una pressione di quattro chili per premere il grilletto.

Ma ieri, dalle 10 alle 13, davanti al giudice per le indagini preliminari Daniela Caramico D’Auria, Armeni non ha modificato la sua versione dei fatti. «Ha risposto a tutte le domande – spiega l’avvocato Marco Zaccaria di Roma – continuando a dire che è stata solo una mera accidentalità. Lucentini aveva avuto delle difficoltà a estrarre la mitraglietta da sotto il sedile dell’auto, e forse è stato in quel momento che si sono sbloccate le sicure; poi dal sedile l’aveva presa Armeni, che però camminando era scivolato: aveva portato l’arma verso di sé e senza volere è partito un colpo».

Dalle intercettazioni sarebbe emersa una incompatibilità tra i due, al punto che la procura, nella richiesta della misura cautelare, aveva ipotizzato il reato di omicidio premeditato. Il giudice per le indagini preliminari non ha condiviso questa lettura dei fatti: Armeni è accusato di omicidio volontario. «Ma il movente ancora non c’è – prosegue l’avvocato –, nell’ordinanza di custodia cautelare si ammette che manca, e il mio assistito ha parlato di un rapporto ottimo, del tutto sereno con il collega. Era anche andato al suo funerale, ha fin da subito espresso il suo dispiacere ai familiari di Lucentini per questo tragico incidente, e ora è distrutto». Il legale ha chiesto subito la scarcerazione al gip, che però ancora non si è pronunciato. Intanto la difesa prepara anche il ricorso al tribunale del riesame, per chiedere la revoca della misura cautelare, o almeno l’applicazione di una misura meno pesante del carcere.

 

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