Carancini: “Il Pd punta solo a colpirmi. Le primarie? Assurdo non farle”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 7 settembre 2014 – «Sono sereno, quello che mi dispiace è che finora nel Pd non c’è stato un dibattito sulle cose fatte o da fare, ma solo uno sparare a zero verso l’amministrazione. Questo trovo che sia poco democratico». Non perde la sua tranquillità, anche se un pizzico di amarezza a volte traspare nella voce, il sindaco Romano Carancini dopo che all’ultimo direttivo del Pd, alle critiche del consigliere regionale Angelo Sciapichetti che ha manifestato le difficoltà nel creare un’ampia coalizione se il sindaco si dovesse ripresentare per il secondo mandato, se n’è andato sbattendo la porta. Carancini non perde la sua determinazione e all’ipotesi che il Pd sia alla ricerca di un candidato unico per bypassare le primarie, rilancia la necessità di usare lo ‘strumento di democrazia’. «Se proprio il Pd vuole cercare un candidato unico, sarebbe il caso che chiedesse anche l’opinione del sindaco uscente e se vuole partecipare al confronto — aggiunge Carancini —, ma io rimango dell’idea che le primarie siano il vero strumento con cui un partito si relaziona ai cittadini».

Quindi non vede le primarie come strumento di sfiducia nei suoi confronti non ricandidato per il secondo mandato?
«Assolutamente no, io voglio fare le primarie, l’ho detto sin dal primo giorno, perché sono un passaggio fondamentale di confronto coi cittadini e di verifica delle responsabilità che mi sono assunto. Quello che mi dispiace notare è che però, spesso, le primarie finiscono per diventare uno strumento di lotta personale. Se le primarie sono solo uno strumento per attaccare l’amministrazione o il sindaco pensando che questo porti ossigeno al centrosinistra, c’è qualcosa che non va. Con quale faccia poi ci si presenta agli elettori a chiedere voti per quel centrosinistra, che per cinque anni ha espresso una giunta, di cui si è solo parlato male? Delegittimare questa amministrazione significa delegittimare se stessi». 

In questi anni, però, di attacchi ce ne sono stati diversi e su più fronti, ha mai pensato di lasciare?
«I primi due anni e mezzo di amministrazione sono stati devastanti, perché accanto all’inesperienza personale, c’è stato un confronto molto duro col partito. Poi con la verifica del 2013 la ‘barca si è stabilizzata’. L’esperienza ci ha aiutato, anche se siamo passati nel mezzo di una transizione burocratica non facile, con tre segretari che ci hanno lasciato. Il Patto di stabilità, poi, è stato determinante nella ricostruzione burocratica dell’ente. Fare il sindaco, comunque, è una delle cose più belle che mi sia mai capitata. Sono certo di aver fatto degli errori, ma posso dire di aver fatto il meglio che potevo». 

Ha mai pensato di non ricandidarsi?
«Sull’idea della seconda candidatura entrano in gioco tanti fattori, dal rapporto con il partito al rapporto con gli elettori. E, fin qui, nel rapporto con la città non ho avuto sensazioni negative».

Sulla possibilità di lasciare il Pd e candidarsi con una sua lista civica?
«Una declinazione con una lista civica sarebbe contro la mia idea di politica, che non deve essere una cosa personalistica. Non ho mai pensato a una lista civica, mi sento dentro il Pd e profondamente concentrato a portare a termine il lavoro iniziato».

A che punto è questa nuova storia?
«Per noi in gran parte c’è stata, guardando a molte cose, a come le abbiamo trovate nel 2010 e come sono oggi, credo che possiamo dire di aver dato alla città cose che possono restare. Forse molte sono diventate un’abitudine e non ci si fa più caso, ma se pensiamo allo Sferisterio, all’allargamento a corso Cairoli delle iniziative, alla crescita della raccolta differenziata i risultati ci sono. Ricordiamo la fuzione Smea-Cosmari, la chiusura dell’inceneritore, lo snellimento della struttura burocratica, la progressiva pedonalizzazione del centro, la scelta di riportare gli uffici comunali in centro, credo che la nuova storia ci sia. Poi si può essere d’accordo o meno, ma non si può non riconoscerla e mi piacerebbe essere giudicato su questo».

Anche col rischio di avere giudizi negativi…
«Certo, ma a questo punto credo che i punti di riferimento del Pd che questa città esprime a ogni livello, devono prendere una posizione chiara sul lavoro svolto da questa amministrazione. Credo che questo possa anche essere un modo per rendere più coeso il Pd».

Sui nomi che circolano per le amministrative cosa pensa?
«Da iscritto al Pd resto sorpreso dalla debolezza del partito nella ricerca di scorciatoie e penso ai nomi di Maurizio Mosca e Maria Francesca Tardella. Persone che ancora non figurano nella competizione elettorale e che in alcuni casi (Mosca, ndr.) fanno dichiarazioni contro il Pd. Il centrosinistra non deve rincorrere nessuno, ma aprirsi a un progetto che possa integrare tutte le forze che vogliono starci». 

Oltre alle amministrative è già partita anche la macchina delle regionali. Cosa ne pensa dello Spacca ter?
«Credo che Gian Mario Spacca sia una risorsa e possa continuare a interpretare un ruolo di servizio nel centrosinistra, ma ora la coalizione può proseguire su altre gambe. Vorrei sottolineare anche il buon lavoro svolto dai consiglieri Comi e Sciapichetti».



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