Ceriscioli e il Pd: il nodo sanità

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 14 giugno 2015 – Con quell’aria sempre sorridente ed accomodante, Luca Ceriscioli sta vivendo (bene) la sua luna di miele con il nuovo incarico di governatore (pardon, non vuole essere chiamato così), o meglio, di presidente della Regione Marche. Piccoli passi di avvicinamento alle prime, dolorose, scelte: quelle, per intenderci, della giunta. Il ridimensionamento delle strutture regionali, effettuato sulla base della deplorazione generale per gli sprechi e le spese pazze dell’ente, comporta, ovviamente, problemi in più di equilibrio. Soprattutto all’interno del Partito Democratico, dominus politico dell’alleanza di centro sinistra. «Non voglio agevolare la balcanizzazione del partito», ha detto, in sintesi, il neo presidente. Dando l’idea che proverà a dare una mano a ricomporre ciò che era stato profondamente diviso da un congresso regionale eterodiretto da Roma. Ma ciò che è bene per il Pd marchigiano è bene per l’intera comunità regionale? E’ su questo che si gioca – da subito – la prima credibilità di ciò che vorrebbe essere un ‘nuovo corso’ rispetto al decennio (o ventennio?) di GianMario Spacca.

E’ bene per il cittadino marchigiano che Francesco Comi faccia l’assessore per lasciare ad altri un ruolo di segretario in cui non lo vogliano soprattutto coloro che hanno fatto di tutto per nominarlo? E’ bene per il cittadino marchigiano che Pietro Marcolini non sia assessore perché protagonista delle primarie contro Ceriscioli? Oppure sarebbe meglio averlo ancora una volta alla conduzione del difficile equilibrio di bilancio della Regione?

Perché la logica del cambiamento, che almeno a parole Ceriscioli vorrebbe applicare, non può prescindere da un dato: i soldi sono sempre meno e le tasse non si possono aumentare. Se Marcolini serve a tenere in piedi la baracca, allora va messo al posto giusto, anche se il Pd di Macerata ne debba soffrire. Stesso discorso vale per Comi e per chiunque altro. Ma c’è un altro aspetto che è oltremodo importante, almeno da queste parti. Senza un immediato riequilibrio nel settore sanitario, la vittoria di Luca Ceriscioli si trasformerà in una sconfitta. Se ha vinto nella sua provincia è anche per questo mandato, imperativo o meno che sia, che ha avuto. Dopo due decenni di sconfitte e di arretramento e dopo che in campagna elettorale lo stesso Gian Mario Spacca aveva sottolineato questa necessità di riequilibrio, non si può pensare di far finta di nulla. Di insistere sul un’integrazione tra Pesaro e Fano che è fatto solo per risparmiare senza aggiungere altre risorse ed altri servizi al territorio.

Sistemate le questioni politiche, scelto un assessore alla Sanità che sappia quello che è necessario fare, spetterà allo stesso presidente affrontare questo delicatissimo ma fondamentale tema. Perché se, gattopardescamente, nulla o quasi dovesse cambiare nella Sanità, allora la prossima volta il cambiamento elettorale prenderà altre strade. Ben più pericolose rispetto all’astensionismo che è fatto di rifiuto personale e disillusione collettiva. Ma Ceriscioli, pur con i suoi sorrisi, è consapevole di tutto questo. E saprà sfruttare la luna di miele per fare le mosse giuste. Oppure saranno guai…

 



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