Cesetti: io, l’anno nuovo, il destino della Provincia e il futuro del Fermano

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

E’ come sentirsi tra “color che son sospesi”. Fabrizio Cesetti non ha convocato la tradizionale conferenza stampa di fine anno: avrebbe tranquillamente potuto stilare il bilancio del 2014, ma sul futuro della Provincia sarebbe dovuto rimanere molto più sul vago. Perché il presidente guida, a Fermo, un ente istituzionale il cui destino è, appunto, “sospeso”: dovrebbe essere cancellato, ma sui tempi della politica non c’è mai certezza; nel frattempo avrebbe dovuto avere minori competenze – a tal proposito sono già state ridotte le risorse – e invece gestisce ancora tutte le funzioni, ma con minori disponibilità economiche. 
Cesetti, dopo essere stato il primo e unico presidente della Provincia eletto dai cittadini, probabilmente diventerà anche l’unico della Provincia cosiddetta di secondo livello. Nel frattempo sta organizzando i nuovi organi istituzionali (ultimo atto in ordine di tempo è stato l’approvazione dello statuto), svolge tutta la gestione amministrativa, in attesa di certezze sulle Province. 
Al Carlino è sembrato interessante lo stesso chiedere a uno dei nostri principali uomini politici cosa prevede e si aspetta da questo 2015, per il territorio e per sé.

Presidente, che 2015 si apre per la Provincia di Fermo?

«Nonostante le difficoltà, a seguito del prelievo forzoso del governo di ben un milione e 350 mila euro a bilancio approvato, abbiamo chiuso bene il 2014. Con l’assestamento i conti sono in sicurezza, a fine dicembre ho firmato il pagamento alle imprese di quasi 2 milioni e mezzo di opere, rispettando il patto di stabilità e non gravando sul nuovo anno. Malgrado ciò però il futuro si preannuncia drammatico: la legge di stabilità ha previsto un ulteriore prelievo forzoso di 3 milioni e 34 mila euro, visto che le spese generali di funzionamento ammontano a 3 milioni e 500 mila euro, capirete che ci rimangono non più di 500 mila euro. È in atto un dissesto indotto delle Province e se si aggiunge il taglio lineare, che riduce le spese per il personale del 50%, di fatto la nostra e tutte le Province sono nell’impossibilità di funzionare».

L’ente Provincia ha ancora un futuro?

«Secondo me, deve averlo per forza perché ha competenze fondamentali. In attesa della riforma istituzionale, questa fase di passaggio con le Province concepite come enti di secondo livello, potrebbe durare a lungo. Ma non ci sono più i mezzi economici per assolvere ai compiti. Ecco perché ho chiesto alla Regione Marche di prevedere un capitolo di bilancio con le risorse per le funzioni fondamentali delle Province e per quelle che sono state tolte e da assegnare ad altri. Altrimenti saranno a rischio servizi essenziali per i cittadini, come le strade e le scuole».

Con la riforma e la cancellazione delle Giunte provinciali, adesso lei svolge i compiti propri del presidente più quelli che prima delegava agli assessori. Ma come fa?

«È dura, ma ce la faccio. Il lavoro si è quadruplicato, anche perché prima potevo contare su una Giunta di qualità. Entro gennaio assegnerò le deleghe ai consiglieri provinciali, ma la legge mi impedisce di conferire loro potere di gestione e la responsabilità ricadrà sempre su di me. La volontà e l’impegno non mi mancano».

Ai dipendenti, che sentono il loro posto in pericolo, cosa si sente di dire?

«Di stare tranquilli. Farò tutto il possibile per salvare l’esercizio delle funzioni delle Province, in questo modo tutelerò anche il loro sacrosanto diritto a conservare il posto di lavoro».

Le critiche per la scelta di una segretaria, le ha considerate come un attacco personale?

«Anche. Non ho più una Giunta, lo staff da tre è passato a una sola persona, credo di avere diritto a un minimo di figura di fiducia, per di più si tratta di una persona apprezzata da tutti nei cinque anni precedenti. Francamente, certe critiche non le ho capite».

Al di là del futuro dell’ente, il Fermano è diventato una realtà non solo territoriale?

«Sì. Ha assunto un’identità riconoscibile per merito di un modo di ragionare che tutte le componenti politiche, economiche e sociali hanno attuato».

Il nostro resta però un territorio piccolo. Come dovrà affrontare un futuro sempre più macro per territori, mercati e sviluppo?

«Qualunque sarà il destino della Provincia come istituzione, l’identità del Fermano rimarrà e andrà consolidata, anche perché si è formata soprattutto di pari passo con la nascita della Provincia, quindi negli ultimi anni».

Identità di Provincia acquisita, ma ancora attuata per compartimenti stagni. Non crede sia l’ora di unificare scelte e strategie?

«Voi del Carlino insistete spesso sull’esigenza di una regia. Sono d’accordo sulla necessità di strategie comuni, specie in questo momento: servono politiche di resistenza, ma anche quelle di rilancio. Dal lato economico, il Fermano è già una forza, grazie ai suoi distretti, in altri settori vanno superati ritardi che ci sono stati».

Ritardi dovuti soprattutto a uno scarso peso politico.

«È il problema di sempre. C’è ancora un peso politico sbilanciato verso il nord della regione, ma va anche detto che è iniziata un’inversione di tendenza. Grazie all’istituzione della Provincia, intanto, quando c’è da assegnare fondi o individuare esigenze, non si ragiona più per quattro, ma per cinque territori, in tutti i campi. Però ancora non basta perché rimangono situazioni incomprensibili come quelle del nuovo ospedale: le risorse c’erano e sono state tolte e non va bene che contemporaneamente si ipotizzino studi di fattibilità per un ospedale Marche sud per Ascoli e San Benedetto».

Il 2015 di Fabrizio Cesetti come si apre?

«Con la rielezione a presidente della Provincia ho preso un impegno verso il territorio che sta diventando sempre più difficile, ma sono più determinato che mai nel difendere l’istituzione Provincia e il Fermano. Sento la responsabilità di fare tutto il possibile per garantire la sicurezza del territorio, tanto che non smetterò mai di battermi per l’istituzione della questura, e anche per mantenere servizi essenziali, come le strade e le scuole. L’altro giorno, ad esempio, con le previsioni meteo che c’erano, non ho guardato tanto alle coperture di bilancio, ed ho firmato il Piano neve perché chi va al lavoro o a scuola deve avere le strade percorribili e sicure. Ma è sempre più difficile andare avanti se i prelievi forzosi del governo continueranno a ridurci le risorse».

Corrono voci, negli ambienti politici, che la indicano come candidato sindaco di Fermo per il dopo Brambatti, sia se sarà una fine anticipata per via della crisi in atto sia se la legislatura andrà alla sua scadenza naturale. Che ci dice in proposito?

«Le ho sentite anch’io. Le prendo come un apprezzamento personale e per il lavoro compiuto da chi ha collaborato bene con me nella precedente Giunta provinciale, ma Fermo un sindaco ce l’ha e ce lo avrà fino alla scadenza del 2016».

E come giudica le voci che lo danno anche come candidato alla regionali?

«Anche queste fanno piacere. Possono essere scaturite dalla mia esperienza politica acquisita. Dico solo che le mie candidature sono sempre nate dal territorio e io, come sempre, sono a disposizione del territorio e del partito, che è l’unico titolato a decidere».

 



LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Precedente Finisce con l'auto contro un albero Paura, tanti danni ma ferite lievi Successivo Walter, una vita insieme a Luciana: marito e moglie morti a pochi giorni di distanza