Civitanovese allo sbando, ultimatum di Mecomonaco: «Svolta o martedì me ne vado»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova Marche, 8 marzo 2015 – Oggi si gioca, domani chissà. Situazione nera nella Civitanovese e nervi a fior di pelle. C’è stanchezza diffusa; la società annuncia soluzioni che non arrivano e i creditori mostrano i denti. Per martedì si pone anche il problema per nove giocatori che dovranno lasciare l’hotel Residence di Porto Sant’Elpidio e non sanno dove andare. Una Civitanovese allo sbando! Erano in pochi a ipotizzarlo sotto un «padrone» con un fatturato importante e serie intenzioni di espandersi nelle Marche. Il peggior momento della storia di una società che di traversìe ne ha subite tante nella sua lunga storia, ma senza arrivare a livelli così bassi, con una società fantasma che parla a distanza e non mantiene.

Anche ieri di compensi neanche l’ombra. Problemi burocratici a monte, risorse bloccate ma vicine allo svincolo, sarebbe la motivazione, ma sono in molti a storcere il naso. In compenso, ieri, è stato interrotto il lungo silenzio sul calcio giocato e a parlare è stato mister Antonio Mecomonaco. Arrabbiatissimo, s’è cavato dalla scarpa non sassolini ma veri macigni. Ha parlato senza rete, il mister, poco del Giulianova, molto di altro. S’è detto deluso di una società presente solo nei comunicati e non nei fatti; per un grande progetto che ha illuso famiglie, giovani e bambini, amministratori e sportivi di cui si sta facendo carta straccia tra una scia di polemiche e dubbi su versamenti effettuati e stipendi non pagati, diffide, sfratti e via dicendo. Arrabbiato, Mecomonaco, soprattutto contro chi, Giorgio Bresciani, il gran regista, è scappato di fronte alle responsabilità, lasciando una società allo sbando.

Poi l’ultimatum: «Sono stato sin qui vicino ai ragazzi che avevano fatto bene – dice –, ma non posso creare difficoltà alla mia famiglia e lasciare lungo la strada soldi miei perché la società non paga. Parlo per me, ma anche per i ragazzi, lo staff tecnico, i collaboratori. Chi lavora deve essere pagato!». Poi l’annuncio: «Se non ci sarà una schiarita, martedì tolgo il disturbo!». Poi si rivolge ai tifosi: «Non faccio parte di nessun clan, gli intrichi non mi appartengono. Non sapevo di entrare in una una società costruita sui comunicati, le parole, le feste di Natale e le inadempienze verso i giocatori. Non sono scappato dai problemi, altri sì. Io ho fatto solo l’errore di incontrare le persone sbagliate. Persone – aggiunge – che per come si comportano meriterebbero di essere radiate dal mondo del calcio».

 



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