Civitanovese, Cerolini parla da presidente. "La serie D non mi basta, tifosi nel cda"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Civitanova Marche (Macerata), 11 marzo 2015 – Il suo lavoro è la plastica, materia prima importata da tutto il mondo che poi commercializza. Ha cominciato nel 2002 e non si è fermato più. L’anno dopo ha diversificato le sue attività, oggi ha 287 dipendenti, 38 distributori di carburanti, 23 rosticcerie e quindi bar, pizzerie e persino una grande boutique in piazza Pitti a Firenze, dove sulla vetrata campeggia una gigantografia di Civitanova. Giuseppe Cerolini, 48 anni, è oggi l’uomo più di tutti al centro delle attenzioni nella Civitanova sportiva, aspirante presidente della Civitanovese «non per lucro ma per passione».

Una folgorazione?
«No, alla Civitanovese mi ero interessato ai tempi del presidente Di Stefano, ma i giochi erano già fatti. Previdi da subito che dopo 5 mesi ci saremmo trovati punto e a capo: ho sbagliato di un mese».

Perché questo naufragio?
«Che viene a fare gente dalla Sicilia, dalla Campania o da Padova a gestire una squadra di serie D? Che c’è sotto? La risposta l’ abbiamo davanti: illudere i tifosi, gestire con allegria e poi sparire lasciando voragini di debiti».

Patitucci e la Santinello hanno detto che stanno valutando la sua proposta…
«Non mi hanno mai chiamato. Ho incontrato Patitucci, c’erano anche i tifosi. L’ho visto in grande difficoltà. Io gli ho esposto intenzioni e progetto, ma gli ho anche detto che volevo massima chiarezza sui conti. E gli ho detto anche che gli sportivi sono stanchi di personaggi che vengono, promettono, non mantengono e se ne vanno senza pagare. E i soldi dove sono andati? Per trattare gli ho chiesto i libri contabili e sapere come sono stati spesi».

Acquistare la Civitanovese per farne che?
«Un campo educativo e sportivo dove si parta da zero per costruire un vivaio che diventi serbatoio della squadra. Lo dicono tutti, è vero, anche Patitucci, ma io lo farò sul serio, altrimenti non mi interessa. Se la Civitanovese fosse dei civitanovesi tutti darebbero una mano».

Però ci vuole un’organizzazione niente male, gestire il calcio non è roba da poco…
«Diversi miei dipendenti hanno forte esperienza di settore. Sono amico del presidente dell’Empoli, conosco molti osservatori. Io poi confido sempre nella collaborazione attiva, anche quella dei tifosi. Nel cda della società, per esempio, io pretendo una loro rappresentanza. Ogni decisione va condivisa, i conti trasparenti li debbono conoscere tutti. Costruire una squadra in casa significa risparmio. Potremmo fare qualche errore, ma sempre in buona fede».

La «sua» Civitanovese ai civitanovesi è bellissima e simile a quella di Livio Bracalente, con risultato zero…
«Conoscevo Livio e lo apprezzavo, lui però era solo, io ho uno staff straordinario che sa muoversi in tutti i settori, anche in quello dello sport. Con loro ho creato in 10 anni le mie aziende, con loro saprò creare anche la Civitanovese».

Gli obiettivi?
«Non mi basta la serie D, ma nel rispetto dei tempi. Prima bisogna costruire una struttura che lavori senza secondi scopi e solo per amore della città e dello sport».

Lei lo sport lo ha mai praticato?
«Sì, da giovane ero una promessa del volley e sono stato premiato a livello regionale come il miglior giovane. Come allenatore avevo Sandro Forani, preparatissimo sotto il profilo tecnico e umano. Ho smesso quando ha smesso lui».



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