Condannati gli esperti della Commissione Grandi Rischi -Terremoto de L’Aquila-

L’Aquila – (Adnkronos) – Sei anni per tutti e sette i componenti della Commissione Grandi Rischi: hanno fornito false informazioni circa l’improbabilità della forte scossa di terremoto in Abruzzo, che la notte del 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone. Condannati Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi; Giulio Selvaggi; Gianmichele Calvi e Claudio Eva

L’Aquila, 22 ott. – (Adnkronos) – A conclusione di 4 ore di Camera di consiglio il giudice unico Marco Billi ha emesso la sentenza di condanna a sei anni per tutti e sette i componenti della Commissione Grandi Rischi, all’epoca in carica, che avrebbe fornito false informazioni circa l’improbabilità della forte scossa di terremoto, a L’Aquila, che la notte del 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone. Nel corso del dibattimento l’accusa aveva chiesto per i sette imputati quattro anni di reclusione. La sentenza è arrivata dopo 30 udienze, a carico di 7 componenti dell’organo tecnico-consultivo della presidenza del Consiglio nella sua composizione del 2009, composta da Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi rischi; Bernardo De Bernardinis, già vicecapo del settore tecnico del Dipartimento della protezione civile; Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gianmichele Calvi, direttore Eucentre; Claudio Eva, ordinario di Fisica all’Università di Genova; Mauro Dolce, direttore Ufficio rischio sismico della protezione civile. Tutti condannati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Nel dispositivo della sentenza, letto in aula dal giudice Marco Billi, è previsto inoltre un risarcimento di 7,8 milioni di euro per i sette condannati, a cui vanno aggiunte le spese giudiziarie delle parti civili, circa 100mila euro. All’inizio dell’udienza il procuratore della Repubblica Fabio Picuti ha voluto ricordare la figura del procuratore capo Alfredo Rossini, scomparso nelle settimane scorse. “Lui sarebbe stato contento oggi -ha spiegato- perche’ avrebbe visto confermata una sua promessa, quella di concludere i processi importanti in tempi brevi”. Nel piccolo e provvisorio tribunale di Bazzano alla periferia dell’Aquila dove si è celebrato il processo oltre ai legali, ai giornalisti e agli operatori televisivi anche tantissime persone e parenti delle vittime. Dei sette imputati erano presenti solamente Selvaggi, Eva, De Berardinis e Dolce. Di questo filone del processo alla Grandi rischi resta ancora aperto invece il fascicolo sull’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso accusato di omicidio colposo e coinvolto a seguito di una telefonata intercettata con l’ex assessore della protezione civile abruzzese Daniela Stati.

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Articolo di Sara Moretti

L’Aquila dimenticata:

Nonostante gli imbonitori, la situazione a L’Aquila è disastrosa: la ricostruzione è ferma e la situazione psico-fisica di chi ha vissuto il terremoto è allarmante

Era la notte tra il 5 e il 6 Aprile 2009. Tutta l’Italia, e gli abruzzesi in particolare, quella tragica notte non la dimenticheranno mai. Erano le 3.32 del mattino, quando L’Aquila fu devastata da un sisma di 5,8 gradi della scala Richter, un terremoto che in pochissimo tempo distrusse tutto, riducendo L’Aquila una “città fantasma” e radendo completamente al suolo Onna, frazione est della città. Di L’Aquila restò pochissimo, quasi niente: crollarono abitazioni, chiese, la casa dello studente, il Palazzo di Giustizia e molte altre strutture, private e pubbliche. Gli abitanti della città si ritrovarono da un momento all’altro privati della loro vita, della loro dimora e dei propri affetti, sommersi dalle macerie del terremoto. Furono più di 300 le vittime del sisma, circa 1.600 i feriti e centinaia di migliaia gli sfollati. A due anni di distanza dal terremoto che ha colpito l’Abruzzo, c’è ancora molto da rifare: sono quasi 38mila le persone tutt’ora assistite a L’Aquila, lo rivelano i dati della Struttura per la Gestione dell’Emergenza (Sge). La ricostruzione dei luoghi fisici crollati in quella notte è ferma: i cantieri aperti sono ancora molti, sebbene quasi 23mila persone oggi risiedono nelle 19 new town realizzate con gli alloggi Map: le famose “casette” fornite ai terremotati, con tanto di champagne nel frigorifero, che più di una volta sono apparse in televisione per sottolineare l’operato repentino del Governo. Ma molti non sanno che sono ancora 1328 le famiglie costrette a vivere in strutture ricettive e nelle caserme. L’ostacolo principale alla ricostruzione pare essere, come spesso avviene in Italia, la burocrazia, in quanto i tempi di autorizzazione alla ricostruzione degli edifici sono dilatati e l’ufficio comunale competente non riesce a stare al passo con l’approvazione di pratiche e progetti. La situazione fa rabbrividire se si pensa che in Giappone, a sei giorni dal sisma del grado 8,9 della scala Richter, seguito dal conseguente tzunami, l’autostrada era già ricostruita. Ma in Italia, si sa, le cose si fanno poco alla volta, e con i dovuti tempi. Nei mesi seguenti alla tragedia del 6 aprile, al terremoto vero e proprio si è aggiunto anche il terremoto mediatico. Così, si è sentito parlare della cittadina abruzzese con toni sereni e pacati, come se finalmente fosse arrivata la quiete dopo la tempesta. Quasi nessuno invece ha parlato di L’Aquila come una città a forte rischio di spopolamento, perchè abitata sempre di più da disoccupati e cassaintegrati, e in quanto le poche imprese che c’erano adesso delocalizzano. L’Aquila, di fatto, è stata dimenticata dalle istituzioni. È questa la fotografia attuale della città colpita dal sisma, una città che potremmo definire priva di vita, nettamente in contrasto con quanto dichiarato dalla finta aquilana nella nota trasmissione Forum di Rete Quattro. Eh sì, perché mentre gli aquilani manifestano contro L’Aquila dimenticata, ai telespettatori italiani arriva un altro messaggio. Forum, trasmissione condotta da Rita Dalla Chiesa, ha ospitato una finta aquilana, pagandola ben 300 euro per prendere in giro l’Italia. La signora nella trasmissione ha affermato che la città è completamente ricostruita, con case, giardini e verde pubblico. E aggiunge anche che gli aquilani che si lamentano lo fanno per continuare a mangiare e dormire gratis negli alberghi. Queste parole, inutile dirlo, sono rimbombate come un’eco tra le macerie di L’Aquila, e gli aquilani sono insorti perché si sono sentiti ancora una volta non solo dimenticati, ma anche presi in giro. “Oltre al danno, anche la beffa”, è proprio il caso di dirlo.

Nella trasmissione si elogiava l’operato del Governo, mentre a L’Aquila è ancora tutto da ricostruire.

Quando parliamo di ricostruzione, non dobbiamo fare riferimento solo ai luoghi fisici buttati giù dal terremoto. È prima di tutto il tessuto sociale a dover essere ricostruito, in quanto i dati sulla situazione psico-fisica di chi ha vissuto l’evento sismico sono allarmanti. L’uso di psicofarmaci è aumentato del 30%, e la dipendenza da alcool e droghe è in aumento del 7%. Il 5% dei bambini continua a vivere con la paura del terremoto, e il 7% somatizza l’ansia post-traumatica da stress.

Insomma, i dati parlano da soli: se, burocrazia permettendo, la ricostruzione degli edifici della città potrà avvenire in più o in meno tempo, per chiudere la ferita degli aquilani, che in una notte hanno perso tutto, ci vorrà ancora molto.

SARA MORETTI

 

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