Condannato per le violenze, torna dalla moglie e tenta di soffocarla

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Marotta (Pesaro e Urbino), 9 febbraio 2016 – Per lui maltrattare, picchiare e apostrofare la moglie con le peggiori parole è sempre stato maledettamente ‘normale’; l’ha fatto per una vita intera e quando l’ha rivista, dopo un periodo di lontananza, si è comportato peggio del solito, prendendola a pugni e serrandole le mani intorno al collo.

L’autore di queste barbarie è un albanese di 66 anni, F.M., arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri di Marotta del comandante Giuseppe Zocchi. Arrivato nella cittadina costiera cesanense insieme alla ‘sua’ donna (di 5 anni più giovane) nel 2003, l’uomo si è reso responsabile di un vero e proprio stillicidio di crudeltà nei confronti della moglie, alcune denunciate, molte altre rimaste nel segreto delle mura domestiche.

Tra il 2009 e il 2012 gli episodi più gravi, con l’energumeno che una volta arriva a spezzarle un braccio e in un’altra circostanza la colpisce con brutalità all’addome, sopra i punti di sutura che le avevano messo in ospedale dopo un serio intervento chirurgico appena affrontato. Alcune delle denunce sporte dalla donna, pochissime rispetto alle aggressioni realmente subite, fanno il loro corso e l’albanese ad un certo punto viene condannato ad un anno e due mesi di reclusione.

Pena che lui decide di discutere davanti al Tribunale di Sorveglianza di Ancona per ottenere una misura alternativa alla detenzione; così, alla fine del mese scorso rientra nelle Marche dalla Germania dov’era domiciliato, da solo, da un paio d’anni. L’udienza al Tribunale dorico è fissata per il 27 gennaio e F.M., che definire recidivo è poco, giusto il giorno prima passa a Marotta dalla moglie scagliandosi selvaggiamente contro di lei, colpendola con una serie di cazzotti e poi stringendole il collo fin quasi a soffocarla.

Ne segue una nuova denuncia, che determina l’automatico respingimento della richiesta di revisione della pena e l’ordine di arresto immediato del 66enne. Le manette ai suoi polsi sono scattate il primo febbraio e ora l’uomo dovrà farsi 14 mesi filati nella casa circondariale di Villa Fastiggi (Pesaro), in attesa che nei suoi confronti si apra anche un nuovo processo per l’ennesima, gravissima, aggressione alla moglie, succube da sempre di una persona malata che trae forza per le proprie angherie nel ‘Kanun’, il codice consuetudinario albanese secondo cui la «donna è un oltre, fatto solo per sopportare; il cui sangue non è paragonabile a quello dell’uomo».

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