Condannato per rapine ed estorsioni: va in carcere dopo 30 anni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 16 gennaio 2015 – Ha messo a segno rapine ed estorsioni, e finora non aveva scontato un giorno di carcere. Ora la giustizia gli ha presentato il conto, ma a trenta anni di distanza. Era del 1986, infatti, l’ultima rapina per cui è stato condannato dalla Cassazione Claudio Nabissi, 58 anni, di Potenza Picena. E ieri i carabinieri si sono presentati a casa sua, per accompagnarlo nel carcere dove sconterà sei anni e nove mesi di reclusione. La stessa sorte era toccata a luglio dell’anno scorso al suo complice, Doriano Seghetti di Pollenza. Nabissi era accusato di estorsione, rapina e associazione a delinquere di stampo mafioso per quello che fece negli anni Ottanta. All’epoca, il potentino faceva parte della banda di Antonio Cataldi e Sauro Paoletti. Il gruppo spacciava droga e chiedeva soldi ai locali notturni e alle bische della costa marchigiana in cambio di protezione con sistemi più o meno violenti.

Il loro controllo durò fino all’alba degli anni Novanta, quando subentrarono altri gruppi, a nord e a sud della regione, che si spartirono il controllo di quella fiorente attività. Quando poi, dopo l’arresto, Paoletti iniziò a collaborare, a cavallo tra gli anni Novanta e il Duemila, per la banda si aprì ad Ancona un maxi processo, che nel marzo del 2009 portò a una serie di condanne per i fatti avvenuti tra il 1980 e il 1991: la pena più alta, sette anni e mezzo di reclusione, fu inflitta proprio a Nabissi. L’appello ridusse in parte la pena, e giovedì la vicenda è finita all’esame della Corte di Cassazione, dopo il ricorso presentato dall’avvocato Giancarlo Giulianelli (sostituito a Roma dal collega Gabriele Cofanelli). La corte di Cassazione ha però rigettato il ricorso, e così per Claudio Nabissi è diventata definitiva la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione. E ieri mattina la sentenza è stata eseguita. Ma dal 1986 a oggi, moltissime cose sono cambiate. Nabissi dagli anni Novanta ha cambiato completamente vita, ha iniziato a lavorare come cartongessista fino a quando la salute glielo ha permesso: di recente ha avuto dei problemi fisici per i quali ha dovuto lasciare quel lavoro. In tutti questi anni non ha più avuto problemi con la giustizia, è diventato un’altra persona. Ma la giustizia non si era scordata di lui, e dopo così tanti anni e malgrado tutto, è tornata a chiedere il conto. «Nabissi e Doriano Seghetti sono gli unici rimasti in vita tra gli imputati di quel maxi processo – commenta l’avvocato Giancarlo Giulianelli –. Parliamo di storie di un altro millennio. Abbiamo visto di recente, con il caso Sarchiè, un’indagine e un processo chiusi in breve tempo, mentre qui vediamo la situazione opposta, una sentenza per fatti avvenuti ormai trenta anni fa. Ormai la Cassazione ha messo la parola fine a questo procedimento, ma io non so quanto questa si possa chiamare giustizia».

Paola Pagnanelli

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