Conti correnti all’estero, quasi 3mila pesaresi hanno i soldi a San Marino

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 30 settembre 2015 – Raramente si parte da Pesaro per andare a San Marino. Chi ci va ha due ragioni per farlo: o accompagna qualche amico turista che vuol visitare l’antica e più piccola Repubblica del mondo oppure il viaggio è per soldi. Da nascondere. Tra il 2006 e il 2014, sono stati 2867 i pesaresi (intesi come residenti nell’intera provincia) che sono arrivati alla Rocca, hanno parcheggiato, e poi sono entrati in qualche banca o finanziaria per depositare molto denaro in conti cifrati o coperti. Ridendo e scherzando, gli italiani ci hanno lasciato in pochi anni 22 miliardi di euro e i due terzi di quelli che lo hanno fatto risiedono tra Marche e Romagna. Nessuno di loro aveva immaginato ad una crisi di coscienza di San Marino, con la decisione di uscire dalla black list dei Paesi che nascondono o riciclano soldi in nero mettendo a disposizione delle procure italiane l’elenco dei clienti delle proprie banche. La conseguenza dell’atto di pentimento, è stata quella di consentire alla Guardia di finanza di acquisire tutto quanto era possibile, nome, cognome dei titolari di fortune non più nascoste. 

Dicono gli inquirenti: “Di quella lista di persone, 27mila, che hanno portato soldi a San Marino, va fatta una grossa scrematura. Quelli che rimarrano impigliati da un punto di vista penale saranno una netta minoranza mentre da un punto di vista amministrativo saranno molti di più. A loro chiederemo di giustificare quel denaro, spiegarne la provenienza per poi applicare sanzioni e tassazione. Nulla vieta di pensare che quel denaro possa essere anche sparito nel frattempo, speso, spostato, investito. Qui non siamo di fronte a sequestri di soldi ma al monitoraggio dei flussi di denaro che da Pesaro e dal resto di Italia sono partiti verso San Marino per poi tornare sotto le più variegate forme”.

Il comando della Finanza, attraverso lo Scico e un nucleo speciale organizzato per l’eccezionale incombenza, sta confrontando le varie posizioni dei titolari di quei conti separando chi può giustificare i soldi attraverso dichiarazioni dei redditi consone da chi invece non può spiegare un deposito di milioni di euro. Fatto questo filtro, i nominativi degli ‘ingiustificabili’ verranno passati ai comandi provinciali della Finanza per avviare le verifiche. Un modo per evitare guai più grossi è quello di infilarsi nella finestra aperta fino al 30 novembre della “voluntary disclosure”, una specie di sanatoria che dietro pagamento del 30% di sanzione sul capitale esportato si può far rientrare i soldi nascosti all’estero. Ma non vuol dire che poi la Finanza non verrà a bussare.

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