Cosmari, gli impianti a biogas sono due. La spesa? 17 milioni

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Tolentino (Macerata), 17 gennaio 2015 – Due impianti indipendenti inferiori a un megawatt di potenza, su una superficie di 7.713 metri quadrati, attaccata al Cosmari, per un costo tra i 14 milioni 670mila euro (nella migliore delle ipotesi) e i 17 milioni 100mila euro. Dentro la riserva naturale dell’Abbadia di Fiastra, e contro la Fondazione Giustiniani Bandini. E’ il progetto della centrale a biogas del Cosmari, presentato nel luglio 2012, tuttora al centro del dibattito politico regionale. L’impianto è finalizzato alla produzione di energia elettrica. Il digestore anaerobico produce gas, che si può o bruciare o sottoporre a stoccaggio, inserendolo nei metanodotti (per un gas più pulito) o utilizzandolo per l’autotrazione. Senza considerare Smea e Sintegra infatti, il Cosmari spende circa 800mila euro annui di carburante per il servizio di raccolta, facendo girare un centinaio di mezzi nel territorio. «E’ assurdo scarrozzare per la provincia l’umido, che andrebbe gestito localmente anche per ridurre i costi di trasporto – spiega il capogruppo del Movimento 5 Stelle di Tolentino Gian Mario Mercorelli –. Siamo fermamente contrari al biogas speculativo e alla combustione, per cui chiediamo che la fermentazione dell’umido, con l’inceneritore spento, serva solo a generare biometano. L’impianto allora sarebbe meno impattante».Tante sono le lacune del progetto. Se anche il Cosmari, tra il fotovoltaico e il biogas, diventasse autonomo da un punto di vista energetico e abbattesse effettivamente i costi, quali benefici avrebbero i cittadini? Si abbasserebbero le tariffe? «Per ora chiedono i soldi ai contribuenti come ente pubblico per gestire l’organico e l’organico che finirà nel digestore serve a produrre energia per ricevere l’incentivo – dicono i Cinque Stelle – è come un duplice guadagno sulle spalle dei cittadini». La nuova centrale poi sarebbe realizzata all’interno della riserva naturale della fondazione Giustiniani Bandini, il cui parere dovrebbe essere vincolante, ed è più agguerrita dopo il cambio al vertice.



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