“Costretti a lavorare senza protezioni. Così non c’è difesa verso il contagio”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Ancona, 11 settembre 2014 – «Se vi fosse stato veramente un caso di Ebola, i sanitari, con indosso solo camici non impermeabili e mascherine, avrebbero rischiato il contagio e di trasmetterlo poi ad altri operatori o cittadini».
E’ duro l’attacco degli operatori del 118 sui criteri, le modalità e l’equipaggiamento utilizzati per il trasferimento della paziente. A suscitare scalpore, in particolar modo, il camice leggero, quasi carta, usato di solito per chi deve fare visita a un paziente in reparto. Un camice per certi versi ridicolo se messo a confronto con quelli usati in altri Paesi dove si sono verificati casi sospetti di Ebola: «Sono sotto gli occhi di tutti — fanno notare gli operatori del 118 — le differenze tra le foto di trasferimenti di pazienti eseguiti in altre parti del mondo, con ambulanze attrezzate e tute isolanti in Tyvek, e quelle del trasporto della paziente in una normale ambulanza da Civitanova Marche ad Ancona.

Siamo usati come carne da macello e trattati meno di niente. In passato abbiamo avuto il problema dell’antrace, poi della Sars. Adesso l’Ebola, mandati in avanscoperta senza un protocollo, senza essere stati minimamente informati e con una dotazione di protezione quanto meno inadeguata». La risposta da parte dell’azienda ospedaliera non si fa attendere: «Nessuna carenza sotto il profilo delle protezioni — repplica il direttore sanitario dell’azienda ’Ospedali Riuniti’, Nadia Storti —, abbiamo seguito alla lettera le disposizioni del protocollo ministeriale. Pensi che oltre a tutte le normali dotazioni ci siamo dotati anche di uno speciale cellophane per le lastre. Non abbiamo lesinato, anzi ci siamo presi la massima cura del personale che ha operato a contatto con la paziente, personale che mi sento di ringraziare per la massima dedizione».

Il personale è lo stesso che, qualche tempo fa, ha inviato una lettera aperta al governatore delle Marche, Spacca, per denunciare il mancato pagamento dell’indennità di rischio per l’elisoccorso da parte dell’azienda. Da gennaio scorso dallo stipendio sono stati detratti 300 euro dell’indennità, soldi che, quasi per magia, sembrano essere spariti. Eppure i rischi, nel soccorrere feriti in elicottero nei punti più impervi, ci sono: «Da quanto ci è stato riferito — aggiungono i dipendenti di Torrette —, per tutte le prossime emergenze legate a sospetti casi di Ebola saremo sempre noi del 118 a dover partire nelle Marche. Non va dimenticato, infine, che su 21 operatori infermieristici della centrale, soltanto 3 hanno svolto corsi Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico e radioattivo, ndr.)».



Precedente Porto San Giorgio, gatto vola dal 4° piano e sfonda parabrezza lo trovano vivo nella Mercedes Successivo Rubati tre «segugi»: 20mila euro