Crollato mentre giocava a soft air, il presidente: «Non è colpa della disciplina, serve sicurezza»

IL BORGHIGIANO 2013

Il 23enne sta meglio. Polverari (Black Eagle): «Non siamo guerrafondai»
— CASTELFIDARDO —
«IL ‘SOFT AIR’ è come il ‘parkour’: la colpa non è della disciplina ma delle condizioni di sicurezza in cui i partecipanti si trovano a giocare». A pesare come un macigno sono le parole di Michele Polverari, presidente dell’anconetana «Black-eagle», prima società sportiva dilettantistica di “soft air” costituitasi nella regione Marche, tra le pioniere dell’intera penisola, nata il 4 aprile 1994 e vincitrice di vari campionati.
TRAGUARDI importanti che hanno spinto il presidente a far luce sulla disciplina ludico sportiva, interessata da uno sviluppo esponenziale anche nella provincia di Ancona, in seguito al brutto episodio di domenica scorsa a Castelfidardo, quando il 23enne Daniele Cupido, proprio mentre giocava a soft air, si è accasciato a terra in preda a un forte dolore toracico accanto alla pista da cross della Selva. Le sue condizioni sono migliorate dopo la manovra salvavita effettuata sul posto e il 23enne è stato dimesso ieri dall’ospedale di Torrette. «Non siamo dei guerrafondai come spesso ci definiscono né giocatori sprovveduti, anzi, solo nella provincia di Ancona ci sono dieci club regolarmente iscritti come tali che seguono regole ferree sia per quanto riguarda i certificati medici dei giocatori che lo statuto dell’associazione stessa – ha continuato Polverari -. Il ‘soft air’ non è più soltanto l’attività del singolo che gioca di domenica per passare la giornata libera, ci sono i campionati che richiedono impegno».
Uno sport in piena regola dunque, per cui serve spirito di squadra e preparazione: «E’ chiaro che se molti ragazzini, spinti dai nuovi coinvolgenti videogiochi di impronta bellica, che forse sono stati la causa dell’abbassamento dell’età media dei giocatori, si cimentano in questa disciplina senza essere seguiti da una società o aver effettuato controlli medici, rischiano di sentirsi o farsi male così come per il ‘parkour’. Il gioco in sé non c’entra niente – ha concluso il presidente riferendosi all’altra disciplina che consiste nel seguire un percorso stabilito superando in corsa o saltando qualunque ostacolo presente -. A tal proposito abbiamo in programma di proporre alle scuole un vademecum, come è già stato fatto in alcune parti della Toscana, per far sì che questo non diventi un problema sociale».
Silvia Santini
IL RESTO DEL CARLINO
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