Crollo del ponte sul Cesano, la Corte dei Conti apre un’inchiesta

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Mondavio, 26 gennaio 2015 – C’è un’inchiesta della Corte dei Conti sulla vicenda riguardante il crollo del ponte sul fiume Cesano fra Mondavio e Corinaldo. Gli inquirenti dovranno stabilire se nella gestione complessiva possa configurarsi o meno l’ipotesi del danno erariale e, per questo, la Guardia di Finanza è stata incaricata di prelevare dalla sede della Provincia di Pesaro e Urbino (contitolare del ponte insieme alla Provincia di Ancona) tutti i documenti relativi al cedimento del viadotto, la costruzione del provvisorio e il progetto per il rifacimento del nuovo.

Era il 31 gennaio 2011 quando il ponte dell’Acquasanta, che collegava la frazione mondaviese di San Michele al Fiume al territorio di Corinaldo (An), cedette di schianto. Il 27 settembre dello stesso anno iniziarono i lavori per la realizzazione di un guado temporaneo da parte della società “Consorzio Madonna del Piano” (a proprie spese), che vennero conclusi il 6 marzo del 2012. Il 13 novembre di quello stesso anno una piena del Cesano distrusse il guado e la viabilità tra le due sponde del fiume fu di nuovo interrotta, fino al 14 settembre del 2013 quando è stato inaugurato il ponte provvisorio Bailey (450mila euro pagati dalla Regione e dalle due provincie interessate). In quella stessa occasione il governatore Spacca evidenziava l’impegno a procedere alla costruzione del ponte definitivo entro il 2015 e due mesi dopo annunciò che con un decreto ad hoc la Regione aveva appositamente stanziato 3milioni e 150mila euro. Da allora i lavori non sono ancora iniziati e la speranza che possano terminare entro il prossimo dicembre va affievolendosi.

In tutta questa evoluzione occorre evidenziare la presa di posizione del comitato “Sviluppo Sostenibile Valcesano”, che dall’inizio del 2013 ha cominciato a spedire una serie di diffide per chiedere il risarcimento alle due province e ai relativi funzionari del settore viabilità per i danni causati ai cittadini e agli imprenditori della zona per l’interruzione del collegamento tra le due sponde. Danni per oltre 1 milione e mezzo di euro che secondo la presidente del Comitato, Manuela Pieri, si potevano evitare perché, disse allora, “C’era una determina della Provincia di Ancona, condivisa da quella di Pesaro-Urbino, datata 7 dicembre 2010, quindi di nemmeno due mesi prima rispetto al cedimento del viadotto, da cui risultava che la briglia a valle del ponte si era rotta e che due piloni della struttura erano sospesi. Ebbene, con quella determina, anziché disporre l’immediata chiusura del manufatto e la sua sistemazione, è stato semplicemente istituito il senso unico alternato per alleggerire il peso e poi è successo quello che è successo. Se l’avessero aggiustato subito sarebbero bastati 80mila euro, adesso invece per farne uno nuovo occorrono 3milioni” di soldi pubblici. Sandro Franceschetti

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